E dopo l'aperitivo ovviamente vi ho preparato un antipasto gustoso, veloce veloce e di sicuro effetto. La ricetta l'ho trovata qui e penso che sulla tavola della nostra fattoria ci starà proprio bene!!! L'ho gia preparato un paio di volte, anche come secondo piatto, e devo dire che ha riscosso molto successo. Con il caldo che ci sta opprimendo vi assicuro che cucinare piatti semplici e che non richiedono l'uso del forno diventa assai piacevole.
Crostini con uova strapazzate allo zafferano e salmone affumicato
Ingredienti per 4
8 fette di pane tipo ciabatta
150 gr di salmone affumicato a fette sottili
4 uova
30 gr di burro
2 cucchiai di panna fresca
zafferano 1 bustina
erba cipollina
sale e pepe
Preparazione
Tostate le fette di pane sotto al grill per alcuni minuti fino a leggera doratura. In una ciotola, sbattete le uova con una forchetta quel tanto che basta a romperle. Tagliate il burro a dadini e unitelo al composto insieme al sale. In una ciotolina amalgamate la panna con lo zafferano in polvere. Versate il composto con le uova all'interno di una padella che posizionerete all'interno di un'altra casseruola contenente acqua calda. La cottura a bagnomaria, essendo più delicata, renderà il composto particolarmente morbido e cremoso. Aggiungete la panna allo zafferano al composto. Con un cucchiaio mescolate lentamente le uova fino a quando si saranno rapprese e cotte, senza mai essere asciutte. Trasferite il composto sulle fette di pane tostato. Aggiungete il salmone affumicato e qualche stelo di erba cipollina. Completate con pepe fresco di mulinello e servite subito.
Brasile....terra di tradizioni che hanno radici almeno in tre continenti: l'Africa, l'Europa e l'America del Sud, e che si mescolano continuamente, dando vita ad una delle culture più interessanti che mi è capitato di esplorare in questo viaggio. Queste radici le ho trovate, sapientemente mescolate, nella cucina come nella letteratura o nella musica. E molto spesso ognuna di queste forme espressive richiama l'altra: parole che diventano cibo, cibo che si mescola alle sonorità arcaiche dei tambores, ritmi che si snodano attraverso le pagine intense dei romanzi di Amado o nei versi di Vinicius de Moraes.....tutto è strettamente connesso, saldo. E l'effetto è quello di un coinvolgimento totale dei sensi.....quasi uno stordimento! ma piacevole e intenso. Questo soggiorno brasiliano, per l'Abbecedario Culinario Mondiale, mi ha riportato sensazioni ed emozioni che mi rimandano indietro nel tempo, al mio primo incontro con la musica brasiliana, e ripercorrere quelle sensazioni ed emozioni ritrovandole nella cucina di questo paese mi regala un senso di completezza. In fondo questa è la forza vera della "Cultura" .....l'espressione dell'essenza profonda di un popolo, che ha la capacità di contaminare, di entrare nell'altro, di renderlo più ricco e migliore! E questa mescolanza di tradizioni, di culture differenti, trova espressione in uno dei movimenti culturali più "particolari" che ha prodotto il Brasile: il "Tropicalismo" o Tropicália, nato agli inizi degli anni sessanta del xx secolo e che racchiudeva arti visive, musicali, e poesia e letteratura. Il termine Tropicália deriva da un'espressione artistica di Hélio Oiticica, un artista brasiliano che si rifà ad uno dei concetti culturali del movimento tropicalista: l' "antropofagia" intesa come cannibalismo culturale e musicale di tutte le società, un cannibalismo che intendeva ispirarsi a tutti i tipi di generi, nutrirsi di essi appunto, per creare e dare vita a qualcosa di unico! Come scriveva Oswald de Andrade, poeta brasiliano e fondatore del Modernismo brasiliano, nel suo "Manifesto Antropófago" del 1928 : "la forza della storia del Brasile sta nell'aver saputo cannibalizzare le altre culture". E questo cannibalismo si ritrova anche nella cucina....l' "Acarajè" è uno dei piatti tipici brasiliani che affonda le sue radici nelle tradizioni africane e nella religione del candomblé (è considerato infatti un piatto sacro, da offrire alle divinità). Ancora sentito è il rituale della decorticazione dei fagioli.....ogni fagiolo deve essere perfettamente pulito e privato della pellicina che lo ricopre, prima di essere lavorato e trasformato in Acarajè per venire offerto all' orixácelebrato, e la ricetta non può essere modificata e dovrebbe essere preparata esclusivamente dai "filhos-de-santo" i rappresentanti del "clero" del candomblé. La ricetta è conosciuta e in rete si trova facilmente anche con video-tutorial. La mia l'ho recuperata qui e ho cambiato fagioli (non ho trovato quelli con l'occhio, i cannellini no....ho usato i borlotti che adoro). Prima della ricetta vi dedico uno dei brani contenuti in quello che può essere considerato il manifesto musicale del tropicalismo: l'album discografico "Tropicalia: ou Panis et Circencis" del 1968, al quale parteciparono artisti del calibro di Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa, Tom Zé. E il brano che vi regalo, interpretato magicamente da Gilberto Gil, è stato composto da Caetano Veloso
Preparando le mie Acarajè mi sono sentita tanto Raffaella Carrà....lei i fagioli li contava, io li ho sbucciati!!!!!
Acarajè
Ingredienti per circa 25 acarajè
500 gr di fagioli con l'occhio o cannellini (io borlotti)
sale
1 cipolla tritata molto finemente
coriandolo (facoltativo)
olio di palma (io olio evo)
tanta, tanta pazienza!!!!
Preparazione
Il giorno prima cominciate a preparare i fagioli, tritandoli grossolanamente e mettendoli a bagno in acqua fredda. Lasciateli in ammollo 24 ore, poi procedete alla pulizia. Devono essere completamente privi di buccia.
Usando un buon frullatore, frullateli fino a farli diventare una crema compatta.
Aggiungete il sale, la cipolla tritata finissima e se vi piace il coriandolo. Io l'ho aggiunto in polvere non avendolo fresco. Lavorate la pasta con un mestolo di legno fino a farla diventare quasi setosa. A questo punto preparate una padella non troppo grande, versate sufficiente olio a ricoprire completamente le frittelle di fagiolo, fate riscaldare bene e poi procedete prendendo, utilizzando due cucchiai, un poco di composto che lascerete cadere nell'olio bollente. L'effetto è sorprendente: dopo qualche secondo le frittelle di fagiolo cominceranno a gonfiarsi come se la pasta fosse stata preparata con lievito!!!! Quando saranno dorate e croccanti, levatele dall'olio e mettetele ad asciugare su carta. Vanno servite calde, magari riempite con il Vatapà e mangiate con parsimonia!!!! non sono propriamente leggere, ma sono squisite!
E non posso, da padrona di casa, accogliervi solo con una misera Sacher Torte!!!! Mi tocca qualcos'altro per questa tappa dell'Abbecedario Culinario della Comunità Europea che ospito più che volentieri. Sono molto, ma molto contenta dei contributi che stanno arrivando e spero di tutto cuore che il soggiorno qui in Austria sia per voi gradevole e, principalmente, gustoso!
Sempre girovagando via web, ho trovato questa ricettina davverso sfiziosa. Veloce veloce, come piace a me e anche gustosa: il Kartoffelkäse, che letteralmente significa "formaggio di patate". E' un piatto tipico dell'Austria Interiore e Austria occidentale, ed è particolarmente diffuso anche in Bassa Baviera. A dispetto del nome non contiene affatto formaggio. Si chiama così per la sua consistenza, simile a quella di un formaggio spalmabile.
Provatela e poi fatemi sapere :)
Kartoffelkäse
Ingredienti
700 gr circa di patate lessate
1 piccola cipolla
180 gr di panna acida
un poco di panna liquida
sale, pepe e cumino
Preparazione
Bollire le patate, pelarle e schiacciarle con lo schiacciapatate. Aggiungere la cipolla tritata molto finemente e la panna acida. Lavorare il composto, che andrà prendendo la sembianza di formaggio, aggiungere un poco di panna liquida se il composto dovesse essere troppo appiccicoso. Salare, pepare abbondantemente e aggiungere cumino a gusto. In alcune versioni si aggiunge prezzemolo tritato, erba cipollina e aglio. Si gusta su fette di pane casereccio come spuntino, accompagnato da latte, birra o mosto.
Eccomi in terra Spagnola felice assai assai :) mai stata in Spagna eppure, per mille infiniti motivi è come se la conoscessi, avendo sposato un sud-americano che, in dote, ha portato una buona dose di sangue "castellano". Per mia fortuna ho imparato a parlare spagnolo (che parlo meglio di come lo scrivo però) e questo mi ha permesso di immergermi in una cultura così vasta e complessa, ma affascinante. Sono quindi davvero contenta di essere arrivata da Francesca che ospita questa tappa dell' Abbecedario Culinario. Non basterebbe un blog sano per parlare di questo paese, per cui alla padrona di casa regalerò, insieme alle ricette che ho scelto di realizzare (come ho già fatto precedentemente), qualcosa che per me simboleggia la Spagna e la sua immensa e variegata cultura......e iniziamo alla grande con due interpretazioni di "Guajira"......decidete voi qual'è la più bella :)
E questa è la mia prima ricetta..........buon appetito!
Tapas di datteri e formaggio
Ingredienti per 4 persone:
12 datteri grandi
1 arancia
150 gr. formaggio caprino fresco
(io ho usato formaggio feta, 50% capra e 50% pecora)
12 fettine sottili di speck
12 rametti di rosmarino
sale, pepe nero, succo di un limone
Procedimento:
Snocciolare
i datteri, facendo attenzione a non romperli. Lavare molto bene
l'arancia e tagliare delle strisce sottili dalla buccia. Tagliare il
formaggio caprino fresco in 12 pezzetti. Riempire i datteri con un pezzo
di caprino, due strisce di scorza d'arancia sistemata sui lati del
formaggio. Finiti di riempire i datteri, procedere appoggiando il
rosmarino su ogni dattero e avvolgendo ognuno con le fettine sottili di
speck. Una volta terminato di preparare questi piccoli involtini,
adagiarli in un ruoto unto con un filo di oli evo, e lasciarli cucinare
per 10-15 min nel forno caldo (180°) fino a quando lo speck non risulta
colorato. Tirarli fuori dal forno, salare, pepare e spruzzare con il
succo del limone. Servire caldi.
p.s. dimenticavo.....questa ricetta l'avevo pubblicata un po' di tempo fa :)
Questa volta sono proprio arrivata appena in tempo per salutare la nostra padrona di casa Lynne che ci ospita in Estonia, altra tappa dell' Abbecedario Culinario della Comunità Europea. Certo che è un bel viaggio, e a volte è più faticoso potersi rilassare ed immergersi in atmosfere e luoghi lontani....ma non demordo e anche stavolta sono riuscita a raggiungere la meta e a trovare qualcosa da regalare a voi e a Lynne. Questa volta non ho avuto molto tempo a disposizione per ricercare, periodo molto incasinato, ma ho trovato un paio di ricette che ho realizzato e che mi sono molto piaciute e trovate tutt'e due qui. La prima è quest'insalata di prosciutto cotto e fagioli rossi.....quando ho visto la ricetta sono rimasta un po' perplessa.....ma proprio per questo ho deciso di replicarla :) e posso comunicarvi con sommo piacere che è appena finita tutta, con leccata di baffi incorporata (mio marito!).....
Singi-oasalat
Ingredienti per 6 persone
300 gr di prosciutto cotto
400 gr circa di fagioli rossi lessati e scolati dal liquido di cottura
1 porro di media grandezza, solo la parte bianca e verde pallido
1 manciata di prezzemolo tritato
Per la salsa di copertura
100 gr di buona maionese
100 gr di panna acida
sale, pepe, (e io succo di limone)
Preparazione
Tagliare il prosciutto cotto a pezzetti grandi quanto i fagioli. Tagliare a rondelle il porro. In una insalatiera mescolare fagioli, prosciutto cotto, porro e prezzemolo.
Preparare la salsa unendo la maionese e la panna acida (potete utilizzare anche uno yogurt al posto della panna acida), il pepe e il sale (se necessario). Io ho aggiunto anche 2 cucchiai di succo di limone.
Versare la salsa sugli altri ingredienti, mescolare bene e riporre in frigorifero fino al momento di servire. Accompagnare con creckers integrali. Ottima!!!!!
"Io, Alfred Bernhard Nobel, dichiaro qui, dopo attenta
riflessione, che queste sono le mie Ultime Volontà riguardo al
patrimonio che lascerò alla mia morte. [...]
La totalità del mio residuo patrimonio realizzabile dovrà essere
utilizzata nel modo seguente: il capitale, dai miei esecutori
testamentari impiegato in sicuri investimenti, dovrà costituire un fondo
i cui interessi si distribuiranno annualmente in forma di premio a
coloro che, durante l'anno precedente, più abbiano contribuito al
benessere dell'umanità. Detto interesse verrà suddiviso in cinque parti
uguali da distribuirsi nel modo seguente: una parte alla persona che
abbia fatto la scoperta o l'invenzione più importante nel campo della
fisica; una a chi abbia fatto la scoperta più importante o apportato il
più grosso incremento nell'ambito della chimica; una parte alla persona
che abbia fatto la maggior scoperta nel campo della fisiologia o della
medicina; una parte ancora a chi, nell'ambito della letteratura, abbia
prodotto il lavoro di tendenza idealistica più notevole; una parte
infine alla persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il
miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l'abolizione
o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e
l'incremento di congressi per la pace. [...] È mio espresso desiderio che all'atto della
assegnazione dei premi non si tenga nessun conto della nazionalità dei
candidati, che a essere premiato sia il migliore, sia questi scandinavo o
meno. [...]
Che credevate??? Che avevo abbandonato la carovana??? Non ci pensate proprio, non vi libererete di me tanto facilmente :) ma ho dovuto fare una puntatina in Lucania, per un piccolo debito da saldare con una parte della mia vita molto importante e ce l'ho fatta!!!! Ma adesso, con la velocità che mi contraddistingue, sono arrivata anche qui a rendere omaggio al nostrO padrone di casa (finalmente un maschietto che ci accoglie!!!!) il nostro Uomo in bagno che ospita la tappa svedese dell' Abbecedario Culinario. Come sapete ad ogni padrone di casa mi piace regalare qualcosa che per me rappresenta il paese che visito, qualcosa che lo identifica. E questa volta non potevo non parlare di una manifestazione che contraddistingue la Svezia per la sua ricerca delle "eccellenze" del mondo...ovviamente sto parlando del Premio Nobel l'onorificienza che viene attribuita a quei "personaggi che si sono contraddistinti per aver contribuito alla crescita dalla civiltà e del benessere mondiale" (come sempre le informazioni le trovate qui) E per questa tappa ho scelto di condividere con voi un Nobel assegnato nel 1997 per la letteratuta. Il perché di questa scelta sta nella motivazione espressa dalla giuria che vi riporto con estremo piacere:
"Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali,
dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi"
Dario Fo
dal "Mistero Buffo": Bonifacio VIII
E adesso la ricetta, scelta girovagando di quà e di là, di un gustosissimo antipasto: il Gubbröra, a base di uova e acciughe. Meglio farlo riposare un po' prima di fiondarcisi sopra :)
Gubbröra
Ingredienti
Pane di segale
4 uova ben sode
70 gr di acciughe
e cucchiai di cipolla rossa tritata finemente
2 cucchiai di aneto tritato finemente
2 cucchiai di erba cipollina tritata finemente
panna acida
Preparazione
Tritate finemente le acciughe, la cipolla rossa, le uova e le erbe aromatiche. In una ciotola mischiate tutti gli ingredienti aggiungendo per legare 2 cucchiai di panna acida. Mescolare bene e adagiare in un piatto da portata ornando con le erbe aromatiche, la panna acida e un pochino di cipolla. Servire su fette di pane di segale, e aggiungere, se piace, la panna acida (a me piace moltissimo e la preferisco al burro che viene messo in genere sulle fette di pane). Molto gustoso, ma deve riposare per far amalgamare bene i sapori. Io consiglio un riposo di almeno 1/2 giornata in frigorifero, coperto da pellicola.
E' d'obbligo una premessa: in genere non partecipo a contest o concorsi principalmente perché considero la mia passione per la cucina un viatico contro l'ansia e i momenti "no" della mia vita, ed evito tutto quello che, nel bene e nel male, puo' essere fonte di ulteriore stress. Detto questo però, quando mi sono imbattuta nel blog di Teresa che invitava tutti a non fermarsi ad Eboli e a proseguire il cammino per conoscere, anche se solo attraverso la cucina, una terra che amo particolarmente....beh non ho resistito!!! L'occasione che aspettavo da un po' di parlare del mio rapporto speciale con la Basilicata mi si è presentata su di un piatto d'argento. I cruschi li ho conosciuti tanti anni fa, quando papà lavorava a Potenza, in ospedale, e a volte ritornava con il suo bottino di peperoni di Senise e mamma "cunzava" le patate. Gli altri sapori di quella terra sono legati ai ricordi che mi legano a tre donne lucane, con le quali ho passato buona parte dei miei anni universitari, anni che mi hanno riempito il cuore. La capostipite di quella famiglia era mamma Maria donna volitiva come poche, a volte dura come la sua terra ma, come la sua terra, capace di grande generosità, amore e accoglienza. Nella sua casa c'era sempre posto per tutti e tutti avevano un posto speciale. E a rendere speciale quella casa, insieme a mamma Maria c'erano Rosa, la sua prima figlia, detta anche da noi ragazzi "Sofia" per la sua bellezza procace e dirompente, cuoca sopraffina e grande artigiana della pasta fatta in casa, quella bella 'ntritosa fatta di acqua e semola di grano duro.....quella loro per intenderci!, Pasqualino, il figlio, sua "croce e delizia"; Francuccio, ultimo della stirpe di mamma Maria (ne erano 8!!!) ragazzo gentile, divertente e molto carino, e Filomena da tutti chiamata Mena, e da me ribattezzata Cucù, il mio alter-ego e l'Amica di tutta una vita....In quella casa ho trascorso pomeriggi e serate a studiare e a ridere di gusto....bastava poco per trasformare anche le angoscie e i dolori più forti in qualcosa di maneggevole e leggero! Ed è a queste tre donne che dedico questa ricetta pensata e ispirata dalla condivisione della loro vita: una vita per molti aspetti amara e aspra, ma contraddistinta da una grande forza, e da quella tenerezza che solo chi ha dovuto "faticarsi la vita" è capace di regalare.
Il richiamo di Teresa De Masi quando ha presentato il concorso IoChef, organizzato dall'Unione Regionale Cuochi Lucani in occasione del 27° Congresso Internazionale della Federazione Italiana Cuochi (F.I.C.), è stato quindi per me un imperativo: quando mi capita più un'occasione come questa per dire "grazie" con tutta me stessa? E allora mi sono buttata a capofitto nel pacco di meraviglie che ci hanno inviato a casa e ho cominciato a provare e sperimentare.....
e tra Pane di Matera, Olio evo di majatica, Ficotto di Pisticci, Peperone di Senise I.G.P., Melanzana rossa di Rotonda DOP (in crema) e ben 1 kg fresche!!!!, Fagioli di Sarconi IGP, Cacioricotta o ricotta lucana e Ceci neri di Pomarico, da abbinare a uno di questi pesci: Mormora, Seppia, Cefalo, Gallinella, Sauro, Pesce serra, Sciabola o bandiera, Triglia agostinella, Polpo, Pettinessa, Palamita, Rombo, Lucerna o pesce prete, finalmente l'idea ha preso forma!! Dopo qualche aggiustatina per calibrare meglio gli aromi, è nato il mio Tortino di Ceci neri di Pomarico e Polpo con citronette aromatica al Ficotto di Pisticci....ma siccome il nome è troppo lungo e "può crescere scostumato" (cit. di Troisiana memoria) l'ho ribattezzato Tortino Cucù, in onore di Menuzza mia.........e anche stavolta, devo dire che mi sono molto divertita a mettermi in gioco....grazie per la splendida occasione!
Tortino "Cucu'"
Ingredienti per 5 tortini:
150 gr di ceci neri di Pomarico secchi
1 polpo verace di circa 1 kg (il mio pesava 950 gr)
1 fetta di pane di Matera ben secco (o più se necessario)
Un paio di giorni prima della preparazione della ricetta, mettete a bagno in abbondante acqua i ceci neri, che richiedono un ammollo in acqua più lungo dei ceci bianchi. Fateli poi cuocere per almeno 1 ora in acqua e salateli leggermente quando saranno teneri. Lessate il polpo in acqua leggermente salata e fatelo cuocere per circa 30 minuti o finché non sarà tenero. Coprite con un telo la pentola e lasciate raffreddare il polpo nella sua acqua di cottura. Preparate la crema di ceci passandoli prima in un mixer, dopo averli scolati dall'acqua di cottura (se necessario aggiungere 1-2 cucchiai per rendere più facile l'operazione). Dopodiché armatevi di buona volontà e, con l'aiuto di un pestello di legno passate al setaccio tutta la purea, in modo tale da eliminare le bucce dei ceci. Mettere da parte la purea. Quando il polpo è ben freddo, scolatelo dall'acqua di cottura molto bene e tagliuzzatelo a pezzettini molto piccoli. Aggiungete il polpo alla purea di ceci, amalgamate bene il composto e, se dovesse risultare troppo morbido, aggiungete una bella manciata di pane di Matera finemente grattugiato. Aggiustate di sale. Riempite dei pirottini di alluminio con il composto di ceci e polpo, pressate bene e fate riposare in frigorifero fino al momento di servire. Procedete adesso con le melanzane rosse di Rotonda. Lavatele e tagliatele a fette rotonde non più spesse di 1/2 cm. Per la grigliatura ho seguito un metodo utilizzato da mia cognata Satchyio, giapponese di nascita. In una padella versate un cucchiaio di olio, e con un pezzo di carta da cucina ungete per bene la padella eliminandone l'olio in eccesso, ponetela su fuoco a fiamma media e quando sarà calda adagiatevi le fette di melanzana (che non ho messo sotto sale seguendo il suggerimento di Teresa). Fatele cuocere a fuoco medio finché non saranno dorate da entrambi i lati. Giratele spesso. Mettete da parte. Procedete adesso con la citronette. Grattugiate l'aglio, deve essere proprio come una crema. In una ciotola versate 3 pizzichi di sale, il succo di 1 limone e 1/2, 8 cucchiai di olio evo Tenuta Zagarella, il timo, la maggiorana, il prezzemolo ben tritato e pepe a gusto. Cominciate ad emulsionare il composto sbattendolo con una forchetta e piano piano aggiungete un cucchiaino da te di Ficotto di Pisticci. Continuate ad emulsionare la citronette finché avrà assunto un aspetto leggermente cremoso. Assaggiate per eventualmente calibrare il sale e se vi piace il Ficotto di Pisticci, che lascia un retrogusto amarostico molto particolare. A questo punto disponete il tortino di ceci e polipo nel centro di un piatto, circondatelo con le melanzane grigliate e irroratelo con la citronette.
Ornare a piacere, servire e gustare......spero!!!!!
Come promesso, ecco la seconda ricetta degli antipasti. Non avevo mai provato le cupcakes salate e devo dire che questa prima ricetta non è niente male. L'aneto, che non ho trovato fresco e che ho sostituito con i semi, dà un sapore particolare a queste tortine salate e si sposa benissimo con il gusto del salmone affumicato. Il riscontro è stato estremamente positivo.E' una ricetta che può essere utilizzata anche per il Cenone di Capodanno per cui mi affretto a condividerla con tutti voi.....per gli auguri ci sentiamo domani :)
Tortine di grano saraceno e salmone affumicato
Ingredienti per 18 tortine
150 gr di farina di grano saraceno
50 gr di farina autolievitante
1/2 cucchiaino di lievito in polvere
3 cucchiai di aneto sminuzzato o 2 cucchiai rasi di semi polverizzati
2 cucchiai di prezzemolo tritato
un bel pizzico di sale
50 gr di burro salato fuso
150 ml di latte più due cucchiai
2 uova sbattute
300 gr di formaggio spalmabile (io ho usato un Philadelphia al salmone)
100 gr di salmone affumicato
Preparazione
Foderate due stampi per cupcakes a 12 posti con 18 pirottini di carta. Mettete le farine, il lievito in polvere, l'aneto, il prezzemolo e il sale in una ciotola e mescolate il tutto.
Sbattete insieme il burro fuso, i 150 ml di latte e le uova con una forchetta in un bricco e versate nella ciotola. Usando un grande cucchiaio di metallo, mescolate delicatamente gli ingredienti insieme finché si amalgamano del tutto. Suddividete il composto nei pirottini di carta in modo che siano più o meno pieni a metà.
Cuocete in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti o finché le tortine non si gonfiano leggermente e sono consistenti al tatto. Trasferite su una griglia a raffreddare, togliendo i pirottini di carta se preferite.
Sbattete il formaggio spalmabile in una ciotola con i due cucchiai di latte per ammorbidirlo. Decorate o spalmate semplicemente il formaggio sulle tortine. Tagliate il salmone a strisce e arrotolatelo dandogli la forma di un fiore. Adagiateli sulla crema al salmone e guarnite con steli di aneto o di erba cipollina.
Tra qualche ora l'ultima ricetta per chiudere in dolcezza quest'anno molto amaro :)
Finalmente posso sedermi e dedicarmi con la dovuta calma al mio angolino preferito. Questo mese è praticamente volato tra mille cose da fare, tra mille problemi da risolvere e per fortuna tra giorni belli che mi hanno permesso di riabbracciare i miei pargoli (cosa che diventa sempre più complicata data la distanza che ci separa e i loro mille impegni di lavoro/studio). Ma oggi finalmente posso riprendere a condividere con voi le ricette realizzate in questi giorni. Purtroppo non sono riuscita a fotografare tutto il menù della Vigilia, ma posso sempre raccontarvelo e rimandare la pubblicazione delle ricette alla prossima realizzazione. Per tradizione la Vigilia di Natale si passa a casa mia e oramai da molti anni mi diverto a sperimentare ricette nuove a base di pesce (come vuole la tradizione). Quest'anno ho preparato questo menu' giocando sugli antipasti e mantenendo nel menu' un piatto a base di baccalà nel rispetto della più classica tradizione campana. Per primo piatto ho realizzato una ricetta di Patriziache seguo costantemente e devo dire che mai decisione fu più azzeccata.....la sua pasta profumata per la Vigilia è stata un vero successo! E come vuole la tradizione di casa mia per chiusura della cena c'è sempre un dolce al cucchiaio e quest'anno la mia bavarese all'arancia si è colorata del rosso melograno.....fa tanto Natale:)
Menu' della Vigilia ♥♦♥♦♥♦♥
Antipasti
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Tortine di grano saraceno e salmone
Mousse di tonno, olive e capperi con patate al vapore
Salmone affumicato
♥
Primo
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Maccheroni tonno, pistacchi e salsa di mandarino (grazie Patrizia)
♥
Secondo
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Filetti di cernia al forno con patate duchessa
Zuppa di baccalà
♥
Dolce
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Bavarese di arancia e salsa di melograno
♥
E partiamo con la ricetta del primo antipasto
Mousse di tonno, olive e capperi con patate al vapore
Ingredienti per 9 persone
Tonno sott'olio gr. 350
olive nere snocciolate gr. 100
capperi di pantelleria gr. 50
burro morbido gr. 200
la buccia grattugiata di 1 grosso limone
panna fresca 150 ml
patate 750 gr.
Preparazione
Iniziare preparando le patate al vapore. Sbucciare le patate e tagliarle a cubetti piccoli e uguali, lavarle bene e adagiarle in un cestello per la cottura al vapore. Posizionare il cestello nella pentola con acqua sufficiente a sfiorare il cestello stesso, coprire con un coperchio e far cuocere fin quando le patate saranno cotte ma compatte e "al dente". Adagiarle su un canovaccio e farle asciugare e raffreddare. Quando saranno fredde condirle con sale pepe e olio evo.
Scolare il tonno dall'olio una mezz'ora prima di iniziare la preparazione della mousse. Lavorare il burro morbido sino a quando avrà la consistenza di una crema morbida. Nel bicchiere del frullatore versare il tonno, il burro, le olive tagliuzzate in piccoli pezzi, i capperi sciacquati sotto l'acqua per eliminare il sale in eccesso, la scorza di limone grattugiata. Far andare il frullatore aggiungendo poco alla volta la panna fresca sino a quando tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati e ridotti alla consistenza di una mousse. Io ho dovuto frullare un poco alla volta gli ingredienti aggiungendo di volta in volta il resto per non far surriscaldare il mio frullatore!!! :)
Adagiare nelle coppe che utilizzerete per servire la mousse i cubetti di patate e ricoprirli di mousse al tonno, utilizzando una sac-à-poche. Decorate con prezzemolo e pezzetti di oliva.
Eccomi di nuovo in viaggio.....mi dispiace molto di non essere potuta passare per Pavia a salutarePaola, ma tra gli arrivi e le partenze dei figli sparsi per il mondo non ho potuto permettermi di allontanarmi da casa :) Adesso però che tutti e due sono ripartiti sono libera di muovermi di nuovo! Eccomi in Sardegna a Quartu Sant'Elena per salutare Bribantilla e Satori , che ospitano la quattordicesima tappa dell' Abbecedario in quest'isola stupenda! Sfortunatamente ho potuto visitarla una sola volta.....che mi è bastata per innamorarmi perdutamente del suo mare e dei suoi spettacolari paesaggi, oltre che del vino e del pecorino!!!!! Conosco poco la cucina sarda e quindi mi sono messa alla ricerca di qualche ricetta che (non mi sgridate però!!!) non richiedesse una preparazione troppo elaborata....fa troppo caldo!!!! mi sono concessa però un veloce uso del forno (sigh!) ma era necessario....Le ricette che ho trovato le ho recuperate da alcuni siti dedicati alla Sardegna....aspetto riscontro dai sardi che mi faranno sapere se ho scelto bene:)
Far
cuocere i piselli in un tegame con l'olio, la pancetta a pezzetti, la
cipolla e il prezzemolo tritati, a fuoco lento per 40 minuti. Sbattere
le uova, salare; amalgamare i piselli con le uova. Ungere una teglia con
l'olio, versarci i piselli e infornare a 180°. Cuocere per 30 minuti.
Far raffreddare e servire.