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sabato 27 gennaio 2024

U di Umeboshi: Umeboshi Onigiri - Giappone

Umeboshi Onigiri

Per chiudere la sezione della nostra raccolta dedicata alla lettera U ho utilizzato un ingrediente molto utilizzato nell'alimentazione nipponica: l'Umeboshi popolare condimento della cucina giapponese a base di prugne (ume) salate e fatte fermentare. I frutti utilizzati per l’umeboshi in realtà sono più simili ad un’albicocca che ad una prugna e provengono da una varietà asiatica dell’albicocco Prunus Mume. Per preparare l'umeboshi le prugne vengono raccolte alla fine di giugno, quando sono ancora verdi e il loro succo possiede il livello di acidità massima; vengono poi lavate e immerse nell’acqua per una notte per toglierne il sapore amaro; successivamente si posizionano i frutti in contenitori appositi, disposti a strati, coperti di sale e schiacciati da un peso, e riposti in un luogo fresco e buio, dove si lascia così che il sale compia il lavoro di estrazione del succo e avvenga il processo di fermentazione naturale. Alla fine di luglio le prugne vengono tolte dai mastelli e lasciate a seccare all’aria. I frutti sono ora pronti, ma generalmente vengono messi a mollo in aceto di prugne misto alle foglie rosse e profumate della pianta shiso, ed è proprio grazie a queste foglie che si ottiene il distintivo colore rosso dell’umeboshi.  Si lasciano poi stagionare i frutti per almeno un anno in modo da permettere lo sviluppo del loro sapore così intenso e peculiare.  E' uno dei condimenti base della cucina giapponese, anche per le sue proprietà curative, digestive, disinfettanti e antisettiche. Viene utilizzato moltissimo per condire e/o accompagnare il riso, ma anche consumato assoluto.
La ricetta che ho scelto per voi è un classico della cucina giapponese, l'Onighiri, polpette di riso con un cuore di ripieno generalmente a base di salmone o tonno e  umeboshi, a volte anche solo con le prugne fermentate.

Umeboshi Onigiri

Umeboshi Onigiri

Ingredienti per circa 10 Onigiri

300 gr di riso per sushi (riso originario)
circa 1/2 lt. di acqua fredda
4 umeboshi
aceto di riso 1 cucchiaio
zucchero 1 cucchiaio
alga nori
salmone 1 trancio
semi di sesamo
salsa di soia

Preparazione
Per la cottura del riso seguo le indicazioni di mia cognata Satchyo, giapponese DOCG!
Lavate il riso più volte fino a quando l'acqua non risulterà limpida (avrete eliminato in questo modo l'amido in eccesso). Sistematelo in una casseruola con la dose d'acqua doppia rispetto al volume del riso (circa 1/2 lt.), aggiungete l'aceto e lo zucchero e mescolate. Coprite con un coperchio e fate cuocere a fuoco dolcissimo fino ad esaurimento dell'acqua senza mai alzare il coperchio (ci vorranno circa 30 minuti). Spegnete il fuoco e fate riposare per circa 10 minuti. Passate poi il riso, sgranandolo, in un contenitore possibilmente di legno e fatelo intiepidire coperto da un panno umido. Nel frattempo preparate l'occorrente per la farcitura. Arrostite il salmone e conditelo con un filo di olio e del pepe. Sminuzzatelo e mettete da parte. Prelevate 4 umeboshi, snocciolatele e tagliuzzatele e mettete da parte. Preparate l'alga nori tagliando delle strisce di circa 10 cm, mettete in un piattino i semi di sesamo e passate alla lavorazione degli onigiri. Prelevate un pallina di riso (circa 50 gr) aiutandovi con le mani, posizionatela nell'apposito stampo per onigiri, praticate un piccolo foro e adagiatevi un po' di salmone e un po' di umeboshi. Coprite con altro riso, compattate per bene e estraete il vostro onigiri. Decorate i lati con i semi di sesamo e ponete al centro della base l'alga nori facendola aderire per bene al riso. Proseguite con la preparazione delle polpette di riso sbizzarrendovi con la fantasia sia preparando vari ripieni sia diverse decorazioni.  Fate riposare gli onigiri in frigorifero ricordandovi di estrarli almeno 1 ora prima di servirli. Accompagnare con salsa di soia.

Umeboshi Onigiri



fonte: Umeboshi  ispirazione per Onigiri qui e qui

 

mercoledì 22 novembre 2023

R di Riso: Bariis Iskukaris - Somalia - Africa

Bariis Iskukaris

Con questa tappa ci rifacciamo della fatica della tappa precedente......con la lettera R gli ingredienti abbondano, quello che manca però è il tempo!!!! Ma non importa anche perché sono riuscita ad arrivare in uno stato dove penso non siete ancora andati, compagni miei d'avventura! Con questo piatto vi porto in Somalia a conoscere una tra le cucine africane più esportate nel mondo. La sua caratteristica, come molte cucine africane, è quella di essere una cucina povera che unisce tradizioni di molti popoli diversi che proprio in Somalia, grazie alla sua posizione sulla punta del Corno d'Africa, si sono incontrati e mescolati. In particolare la cucina somala risente delle influenze della cucina yemenita, etiope, persiana, turca, indiana e anche italiana.  Questa mescolanza di tradizioni e usi si deve principalmente alla storia di questo paese, che da sempre è un luogo di approdo di commercianti che provengono dall'Oceano Indiano e di coloro che dall'Europa si dirigono verso l'Asia attraverso il canale di Suez e il Mar Rosso. L'instabilità politica di questo paese, inoltre, è anche il motivo di un grande fenomeno migratorio (si stima che nel 2019 l'emigrazione abbia interessato circa 2.054.377 somali) che ha contribuito indirettamente alla divulgazione della cucina somala. Gli ingredienti principali sono latte, mais, cereali, frutta ma anche pasta e riso, carne di capra, pecora, cammello o dromedario, pollo. Essendo la popolazione per gran parte musulmana la carene di maiale non è molto comune nella cucina tradizionale. Il piatto scelto è il piatto salato più tradizionale della cucina somala il Bariis iskukaris composto da riso (basmati) a cui si aggiunge uvetta, cipolle, peperoni, piselli, patate, pomodoro e accompagnato in genere da una proteina, solitamente agnello, manzo, capra, cammello o pollo. Ma la caratteristica di questo piatto sono le spezie utilizzate: la miscela di spezie prende il nome di xawaash ed è un mix particolarmente aromatico con cumino, curcuma, pepe nero, chiodi di garofano, cannella, fieno greco, cardamomo, zafferano, noce moscata, coriandolo, zenzero, salvia essiccata. Come tutte le ricette tradizionali ne esistono moltissime versioni, legate alle abitudini familiari. La versione scelta è con pollo.

Bariis Iskukaris

Bariis Iskukaris

Ingredienti 
2 cucchiai di olio vegetale (mais o girasole)
150 gr di cipolla tritata
4/5 spicchi d'agli tritati
1/2 stecca di cannella
2 baccelli di cardamomo
1 cucchiaino di semi di cumino
2 chiodi di garofano
1/2 bustina di zafferano
120 g pomodori freschi, tagliati a pezzetti
600 gr di cosce di pollo senza pelle con osso,
100 gr di carote grattugiate
200 gr di riso basmati lavato e scolato
600 ml di brodo di pollo
2 cucchiaini di Xawaash 
sale 
Per il Xawaash:
3 cucchiaio di semi di cumino
3 cucchiaio di semi di coriandolo
2 cucchiai di erba salvia, essiccata
1 cucchiaio di grani di pepe nero
1 cucchiaio di semi di fieno greco
1 cucchiaio di curcuma in polvere
4 cucchiaini di zenzero in polvere
2 cucchiaini di baccelli di cardamomo verde
1 cucchiaino di chiodi di garofano
1 cucchiaino di noce moscata grattugiata
1 bastoncino di cannella


Bariis Iskukaris

Preparazione
Iniziate preparando il vostro Xawaash. In un mortaio mettete tutte le spezie in grani e precisamente il cumino, il coriandolo, il cardamomo, il pepe nero, il fieno greco, la cannella spezzettata, i chiodi di garofano e pestate il tutto fino ad avere un polvere fine. Aggiungete le restanti spezie e mescolate bene. Passate la polvere ad un colino fitto e conservate il vostro mix in un barattolo di vetro. Dura circa tre mesi.
Preparate adesso il vostro Bariis Iskukaris. In una pentola capiente scaldare l'olio e soffriggere delicatamente la cipolla e l'aglio per circa 2 minuti. Aggiungere a questo punto la stecca di cannella e i semi di cumino. Far insaporire per un paio di minuti. Aggiungere il pomodoro a pezzetti e cuocere per 3 minuti girando spesso. Aggiungere il pollo e far rosolare per circa 4/5 minuti. Aggiungere i due cucchiaini di Xaawash, circa 400 cc di brodo di pollo e cuocere a fuoco medio e con coperchio per circa 15 minuti. Durante questo tempo girare spesso. Passato questo tempo versare il riso, precedentemente ben lavato e scolato, avendo l'accortezza di distribuirlo bene e fare in modo che sia coperto dal condimento. Versare i restanti 200 cc di brodo, coprire  e far riprendere il bollore a fuoco sostenuto. Una volta ripreso il bollore abbassare il fuoco al minimo e terminare la cottura a vapore finché i chicchi di riso non saranno teneri (ci vorranno circa 15 minuti). A fine cottura, se gradito, aggiungere lo zafferano sciolto in un po' di acqua bollente per dare al piatto il tipico colore  rosso zafferano. Servire ornando il piatto con coriandolo fresco tritato o prezzemolo.


Bariis Iskukaris


sabato 27 marzo 2021

Purpett' r' r'cotta r'pecura (polpette di ricotta di pecora)

polpette di ricotta di pecora


Un piatto della tradizione contadina dell'alto Cilento (Valle dell'Angelo, Laurino, Piaggine etc) è il mio contributo per la tavola della fattoria. La ricetta fa parte di una raccolta di ricette tradizionali recuperate nella provincia di Salerno percorrendo i 158 comuni che la compongono. Il progetto, nato prima come programma televisivo, è diventato in seguito una pubblicazione che raccoglie testimonianze, ricette e un insieme di filmati che testimoniano il grande lavoro di recupero di un patrimonio gastronomico e culturale di un territorio bello e interessante. Ho scelto questa ricetta perché il Cilento è un territorio al quale sono legata da quando sono nata. Cilentana era la tata di mio padre che, trasferitasi a casa dei miei nonni da ragazza, è diventata per lui una seconda mamma e per noi un'altra nonna. Anche se lei era originaria del Cilento marinaro (Marina di Camerota), nella sua cucina si potevano gustare queste polpette, arricchite di formaggio. Io vi offro la versione "montanara" della ricetta ma entrambe richiedono rigorosamente la ricotta di pecora. Come tutte le ricette della cucina povera della nostra tradizione pochi sono gli ingredienti necessari, ma tutti  di ottima qualità. 

Purpett' r' r'cotta r'pecura *(polpette di ricotta di pecora)

polpette di ricotta di pecora
*)  ricetta tratta dal volume "158Comuni258Ricette358Filmati - Salerno una Provincia da Gustare" 
di Enzo Landolfi - PrintartEdizioni

Ingredienti per 4 persone
400 gr di ricotta di pecora freschissima
100 gr di mollica di pane raffermo
1 uovo intero
5 ciuffetti di prezzemolo
qualche fogliolina di borragine sbollentate e tritate (io no)
sale, pepe 
200 gr di semola rimacinata per l'infarinatura delle polpette
olio extravergine di oliva per friggere

Ingredienti per il sugo di pomodorini:
4 cucchiai da tavola di olio extravergine di oliva
1 cipolla ramata
1 gambo di sedano
150 gr di pomodorini di collina freschi
500 gr di passata di pomodoro
basilico fresco

polpette di ricotta di pecora

Preparazione
Per prima cosa fate scolare la ricotta per una giornata per eliminare tutto il siero.
In una terrina amalgamate la ricotta con l'uovo, la mollica di pane, il trito di prezzemolo e borragine (se l'avete), sale e pepe. Fate riposare l'impasto per una mezz'ora affinché si amalgamino gli ingredienti. Formate poi delle polpette di medie dimensioni che verranno passate prima nella semola e poi fritte in abbondante olio extravergine di oliva. Appena salgono in superficie levatele dall'olio e fatele asciugare per bene su carta da cucina e lasciatele raffreddare. Nel frattempo preparate il sugo. In una padella a bordo alto versare l'olio, la cipolla tagliata a rondelle e il sedano a tocchetti. Far imbiondire per qualche minuto quindi versale la passata di pomodoro e far cuocere per 15 minuti. Aggiungere successivamente i pomodorini e mezzo bicchiere d'acqua, salare e continuare la cotture per altri 10 minuti. A questo punto affogare le polpette nel sugo a fiamma bassa per qualche minuto e aromatizzare con foglioline di basilico fresco.

polpette di ricotta di pecora

La ricetta è per la raccolta della #FattoriaConsapevoleeSolidale

#fattoriaconsapevoleesolidale


domenica 19 agosto 2012

Mulignane c' a' ciucculata

Ecco la terza ricetta del pranzetto a base di melanzane! E' un dolce che rincorrevo da tempo e che da tempo volevo provare. L'incipit me lo ha dato la mia amica Viruta, che molto più di me ama approfondire le ricette! e leggiucchiando nel forum di Gennarino mi è venuta una voglia irrefrenabile di provare anche io a prepararle. Sarà la curiosità che mi ha suscitato la lettura dell'argomento, sarà perché di questi tempi dalle mie parti la "Mulignana c' a' ciucculata" è uno dei piatti più gettonati di sagre e sagrette, che d'estate prolificano in modo abnorme, sarà anche per i ricordi dei miei cinque anni di lavoro in Costiera Amalfitana sfiorando sempre il suddetto piatto, senza mai riuscire ad acchiapparlo.....che finalmente ho deciso di cimentarmi anche io in questa impresa!!! Ovviamente, non avendole mai assaggiate, non so se la mia "sperimentazione" ha prodotto un risultato fedele alla ricetta tradizionale, anche se mi pare di capire, leggendo qua e là, che ne esistono varie versioni. Io mi sono limitata a seguire il mio istinto cucinereccio cambiando, delle varie ricette lette, quello che mi sembrava poco vicino ad un piatto della tradizione povera contadina. Il risultato è questo.....i puristi non me ne vogliano! :)

Mulignane c' a' ciucculata all'uso mio!
Melanzane con la cioccolata
Ingredienti
1 kg di melanzane senza semi (qualità violetta)
farina q.b.
zucchero q.b.
cannella 5 cucchiaini
buccia grattugiata di 1 limone 
olio evo
♥ ♦ ♥ ♦ ♥ ♦ ♥ ♦  ♥ 
Per la farcitura
50 gr. buccia di arancia candita
50 gr. cedro candito
50 gr. mandorle tritate
50 gr. cioccolato fondente tritato
 oppure, se non piacciono i canditi, io ho provato questa farcitura
50 gr. di noci tritate
50 gr. di mandorle tritate
50 gr. cioccolato fondente tritato
♥ ♦ ♥ ♦ ♥ ♦ ♥ ♦  ♥ 
Per la salsa di cioccolato
cacao amaro 50 gr
zucchero 100 gr
1/2 lt. di acqa
Melanzane con la cioccolata
Preparazione.
Sbucciate le melanzane, tagliatele a fette, cospargetele di sale fino e lasciatele scolare per 10 minuti. Sciacquatele e asciugatele con un telo di cotone o con carta da cucina. In una ciotola versate sufficiente farina per infarinare le melanzane, e aggiungete un paio di cucchiaini di cannella, mischiando bene. Con questa miscela infarinate le melanzane e friggetele in olio a 180°C. Ancora tiepide passate le fette, su entrambi i lati, in una miscela di  zucchero,  cannella e buccia di limone grattugiata. 
Preparate la farcitura tritando bene i canditi, le mandorle e il cioccolato. 
Per la salsa di cioccolato, mescolate bene il cacao e lo zucchero.Mettete l'acqua in un pentolino sul fuoco e quando è sufficientemente calda, fate cadere a pioggia la miscela di cacao e zucchero, avendo cura di stemperarla bene. Lasciare sobbollire la salsa dolcemente fino ad avere una consistenza cremosa, ma non troppo densa (suggerimento di mio marito che, avendo vissuto a Maiori per diversi anni, si è rimpinzato di melanzane al cioccolato provandone varie versioni).
In un contenitore disporre a strati le melanzane fritte e la farcitura, terminando con uno strato di melanzane. Ricoprire poi con la salsa di cioccolato e riporre in frigorifero per almeno 24 ore prima di gustarle. 
Aspetto i vostri pareri :)

Melanzane con la cioccolata

 p.s.: la farcitura con noci e mandorle è veramente buona!!!!!

sabato 18 agosto 2012

Polpette di melanzane

Ecco la seconda ricetta :) queste polpette le preparava mia nonna Rosa ed è una ricetta estremamente semplice. Questa volta niente notizie su Wikipedia :( quello che posso dirvi è che anche questo è un piatto della cucina contadina tradizionale: ingredienti semplici, di recupero, che sapientemente mescolati, hanno dato vita ad un piatto gustosissimo che si presta ad essere utilizzato sia come antipasto che come secondo piatto.

Polpette di melanzane di Nonna Rosa
Polpette di melanzane
Ingredienti
1 kg di melanzane
pane raffermo q.b.
3 uova
sale, pepe
basilico
parmigiano e/o pecorino grattugiato
pane grattugiato q.b.
olio evo
Preparazione
Lavare le melanzane, tagliarle a tocchetti grandi, e lessarle in acqua, cuocendole finchè non saranno tenere. Scolarle, pressarle bene per far perdere tutta l'acqua, schiacciarle con le mani. Aggiungere alle melanzane schiacciate il pane raffermo fatto ammorbidire in acqua e strizzato bene. La proporzione di pane da aggiungere alla polpa di melanzane deve essere di circa la metà delle melanzane stesse (a me personalmente piacciono con molto pane!). Aggiungere al composto di melanzane e pane le uova, sale, pepe, abbondante basilico spezzettato, e il formaggio grattugiato.
Mescolare tutti gli ingredienti sino ad avere un composto ben amalgamato e compatto. Se dovesse essere troppo morbido aggiungere un po' di pane grattugiato. Formare delle polpettine, rotolarle nel pane grattugiato e friggerle in abbondante olio bollente. Si gustano calde, ma fredde non sono da meno....se vi piace, potete anche ripassarle in una salsa di pomodoro e basilico!!!!

Ricetta di famiglia: le polpette di melanzane
Genealogia di una cuoca

Parmigiana di melanzane

Detto fatto ecco la prima ricetta dedicata a tutti voi, la parmigiana di melanzane. E' una delle ricette tipiche della tradizione campana, e di tutta l'Italia meridionale, con versioni diverse a seconda delle tradizioni familiari. Leggendo su Wikipedia ho trovato una interessante spiegazione del perché questo piatto viene chiamato "Parmigiana":
"La parmigiana per antonomasia è oggi quella di melanzane, ma il termine viene talvolta riferito anche a preparazioni a base di ortaggi affettati e disposti come le scalette di una finestra persiana a formare strati alternati con altri ingredienti. Il dizionario Devoto-Oli definisce il termine come segue: "cucinare alla maniera dei Parmigiani, ovverosia degli abitanti della città di Parma, vuol dire cucinare vegetali a strati".
Stessa etimologia è proposta dal "Dizionario etimologico" Cortelazzo-Zolli, che fa risalire la comparsa del termine parmigiana, (ma non si sa se riferito alla pietanza di melanzane fritte e cotte al forno), a prima del 1440 (Simone de' Prodenzani) 
Il termine parmigiana, secondo altri, deriverebbe dalla parola siciliana  parmiciana, con cui sono chiamate le liste di legno che compongono una finestra persiana, forma richiamata dalla disposizione a strati sovrapposti delle fette di melanzana fritte. Ma, essendo il principale ingrediente della parmigiana (e della moussaka) di origine orientale, molto probabilmente deriva dal turco "patlican" che suona in italiano come "padmegian" e che significa melanzana. La teoria che affermerebbe la paternità della ricetta alla Sicilia orientale trae forza anche dal fatto che in questa parte d'Italia il piatto viene chiamato "Parmigiana di Melanzane", non "Melanzane alla parmigiana" come in Emilia, quindi il sostantivo è "Parmigiana" e "di Melanzane" è la specificazione.
È comunque da rimarcare il fatto che in molti libri di gastronomia stampati tra il 1600 ed il 1800, tra i quali quelli del Corrado e del Cavalcanti, la locuzione "alla parmigiana" veniva adoperata per indicare la presenza del tipico formaggio nelle ricette, valga l'esempio delle 28 ricette "alla parmigiana" illustrate nel Cuoco Galante, tutte caratterizzate dalla presenza del formaggio Parmigiano" (fonte Wikipedia)
Come tutte le ricette della cucina tradizionale, ne esistono diverse versioni. Quella che vi propongo è la versione "di casa", come la faceva mia madre. E' la versione "salernitana" che si differenzia da quella napoletana per la frittura delle melanzane. A Napoli, tradizionalmente, le melanzane vengono fritte in olio di oliva senza farina e uovo, e poi utilizzate per preparare il piatto. A Salerno invece le melanzane vengono "indorate e fritte" ossia passate in farina, uovo e poi fritte. La versione di mammà ha una piccola variante :) che velocizza la preparazione....mamma era insegnante elementare e, come la maggior parte delle donne che lavorano, aveva l'esigenza di conciliare i tempi "di cura e di lavoro" cercando di ottimizzarli! Il piccolo "trucchetto" pensato per diminuire i tempi di preparazione di questa ricetta ne è un esempio...

La Parmigiana di melanzane di mamma

Parmigiana di melanzane
Ingredienti
1 kg di melanzane
un fiordilatte di circa 350 gr.
farina q.b.
uova 4
una bottiglia da 3/4 lt. di salsa di pomodoro
1 scatola di pelati da 500 gr.
uno spicchio di aglio e una piccola cipolla
oppure uno scalogno
sale,
basilico
parmigiano grattugiato
olio evo

Preparazione.
Iniziate lavando bene le melanzane, tagliatele a fette nel senso della lunghezza senza sbucciarle e mettetele sotto sale per eliminare l'amaro. Mentre sono sotto sale, avviate la salsa. Fate soffriggere dolcemente in 3 cucchiai di olio evo uno spicchio d'aglio sbucciato e una piccola cipolla tagliata a fettine sottili (oppure lo scalogno). Quando sono leggermente dorati versare la salsa di pomodoro e i pelati. Quando inizia a bollire, salare a gusto,  aggiungere un 1/2 cucchiaino di zucchero e aggiungere abbondante basilico. Lasciare cuocere a fuoco dolce per circa 1 h., senza far restringere troppo la salsa.
Parmigiana di melanzane
Dopo circa 1 h. riprendere le melanzane, strizzarle per bene per eliminare tutta l'acqua amarognola e asciugarle con carta assorbente. In una ciotola sbattere le 4 uova, salarle e aggiungere farina, sempre continuando a sbattere fino ad ottenere una pastella fluida. Immergervi uno alla volta le fette di melanzane, ricoprendole uniformemente di pastella, e friggerle in abbondante olio bollente (vi assicuro il tempo di preparazione si riduce notevolmente rispetto a infarinare e indorare le melanzane e la panatura risulta compatta e leggera). Levarle dall'olio appena saranno dorate e metterle ad asciugare su carta assorbente. Una volta terminato di friggere le melanzane, procedere alla preparazione del piatto. In una teglia rettangolare versare un mestolo di salsa, distribuendolo uniformemente sul fondo. Formare poi un primo strato di melanzane su cui mettere il fiordilatte tagliato a pezzettini, basilico, parmigiano e un altro mestolo di salsa di pomodoro. Procedere così per i diversi strati, terminando con le melanzane. Versare sopra l'ultimo strato la salsa di pomodoro e un'abbondante manciata di Parmigiano grattugiato.
Infornare a 180° e lasciare cuocere per circa 45 min. o 1 h, fino a quando la superficie della parmigiana di melanzane sarà gratinata. E' preferibile gustarla tiepida.

venerdì 23 marzo 2012

La fiera del Crocifisso: tra storia e leggenda......qualche ricetta!

 "Novellino del nobele materno poeta Masuccio guardato da Salerno, intitulato a la illustrissima Ippolita d'Aragona e de' Visconti, duchessa de Calabria; e in primo il prologo felicemente comincia"
                                                  "Il Novellino - Incipit" Masuccio Salernitano


Quarto venerdì di marzo....ultimo appuntamento con la nostra passeggiata leggendar-storica-culinaria dei venerdì dedicati alla Fiera del Crocifisso. Mi sono molto divertita....non so voi:) è stato comunque bello ripercorrere frammenti di storia che spesso dimentico. Un blog di cucina serve anche a questo....no? Per l'ultima giornata del nosto appuntamento ho scelto di accompagnarvi.....non ve lo dico.....seguitemi :)  

....................stiamo entrando nella città vecchia passando sotto 
l'Antica Porta Nova

fermiamoci prima un attimo nel "salotto della città":
Piazza Flavio Gioia 
magari per assaporare un ottimo caffe
  
e poi risaliamo, attraversando Piazza Portanova

per entrare finalmente nell'Antica Via dei Mercanti!!!
e una  volta dentro sarà difficile abbandonare il fascino discreto e misterioso dei vicoli che si arrampicano sulla collina, 
offrendoci scorci di rara bellezza.........

possiamo attraversare Via Duomo e fermarci ad ammirare la Cattedrale

continuare passando per Largo Abate Conforti ad ammirare la sua fontana

oppure inoltrarci in Via Trotula De Ruggiero

e continuare per Via Romualdo Guarna,

riscendendo poi per Via Botteghelle

fino ad arrivare a  S. Pietro a Corte


bella passeggiate eh?? stiamo per entrare ora a Piazza Sedile del Campo detta anche "Largo Campo" dove si può ammirare un'opera del Vanvitelli:
 la "Fontana dei Pesci" 

Vogliamo riposarci un po'? possiamo sederci in Piazza e degustare qualcosa....

.............Adesso dobbiamo andare, e io devo cercare di non perdermi 
tra le mie dissertazioni ciceronesche:) 
riprendiamo la passeggiata....ecco ora attraversiamo Via da Procida

per imboccare Vico della Giudaica (l'antico quartiere ebraico)

e, attraversando Piazza Sant'Agostino,

arriviamo finalmente a Via Masuccio Salernitano!!!!!!!!!!
detto anche "Vicolo dei Caciocavalli" dove la tradizione vuole che 
si producessero i gustosi prodotti locali.


Ma non vi ho portato quì per i caciocavalli!!! vi ho portato quì per parlarvi di lui...Masuccio Salernitano,al secolo Tommaso Guardati, scrittore e novellista italiano nato a Salerno nel 1410 e morto nel 1475, ispiratore indiretto, forse non tutti lo sanno, del più ben famoso William Shakespeare!
Masuccio viene ricordato principalmente per "Il Novellino" una raccolta di cinquanta racconti satirici e grotteschi, fortemente anticlericali, tanto da figurare nel primo Indice dei libri proibiti promulgato dalla  "Santa Congregazione dell'Inquisizione romana". Ed è proprio uno di questi racconti, o meglio, novelle che ispiro' il grande poeta anglosassone....vediamo se indovinate.....siete curiosi eh? allora proviamo così:


"Mariotto senese, innamorato de Ganozza, como ad omicida se fugge in Alessandria; Ganozza se fenge morta, e, da sepultura tolta, va a trovare l’amante; dal quale sentita la soa morte, per morire anco lui, ritorna a Siena, e, cognosciuto, è preso, e taglitoli la testa; la donna nol trova in Alessandria, retorna a Siena, e trova l’amante decollato, e lei sopra ‘l suo corpo per dolore se more".....
....la storia d'amore più famosa al mondo quella di "Romeo e Giulietta" così magistralmente narrata da William Shakespeare trova fonte di ispirazione nella meno conosciuta novella di Masuccio Salernitano, la XXXIII^, la novella di "Mariotto e Ganozza".....che vi devo dì....ogni tanto mi riempio di orgoglio per essere nata dove sono nata e un po' di sano orgoglio qualche volta fa' bene!!!! come  fà bene ogni tanto ripercorrere la nostra Storia per non dimenticarla....e insieme a lei dimenticare chi siamo.

..............e dopo la storia, la ricetta:

La "Scazzetta del Cardinale"

Dolce originario di Salerno. La ricetta viene attribuita a ad una storica pasticceria di Salerno la "Pasticceria Pantaleone" dove pare sia stata creata nel 1920. E' stata battezzata così perchè richiama, per forma e colore, quindi il copricapo degli alti prelati, che in napoletano viene chiamato appunto "Scazzetta". E' interessante l'etimologia della parola: "scazzetta = piccolo copricapo da prete, vescovo, cardinale etc. - papalina - zucchetto deriva il suo nome per il fatto che originariamente era portata schiacciata (scuzzata) sul cozzetto (parte inferiore della nuca); da cuzzetto unito con scuzzà=schiacciare derivò scuzzetta donde scazzetta!"

Ingredienti
Per il pan di spagna:
6 uova - 300 gr
5 tuorli – 100 gr
180 zucchero
180 farina 00
un pizzico di sale 
Procedimento
Montate le uova precedentemente scaldate ( in microonde o a bagnomaria ) con lo zucchero, fino ad ottenere un composto gonfio (18 minuti). Unire delicatamente a mano la farina setacciata ,con movimenti circolari dal basso verso l’alto ( utilizzare una frusta). Disporre il composto in stampi imburrati e infarinati, battere la teglia per far fuoriuscire eventuali bolle d’aria. Cuocere in forno a 180 ° per 20 minuti circa o finchè non si staccherà dalle pareti

Per la crema pasticcera
Crema pasticcera:
350 latte + 150 panna
100 zucchero
180 tuorli
50 zucchero
30 amido di mais
1 bacca di vaniglia
1 buccia di limone
sale un pizzico 
Procedimento
Portare ad ebollizione il latte con 100 gr di zucchero, la vaniglia e la buccia di limone. A parte sbattere i tuorli con il restante zucchero, quindi aggiungere l’amido e sempre sbattendo aggiungere qualche mestolo di latte. Versare il tutto nel latte restante e far cuocere( mescolando velocemente con la frusta ) il tempo necessario per addensare la crema( 1 minuto circa).
Lasciar raffreddare e riporre in frigo.
 ♣♣♣♣♣ 


Bagna alla Strega (io ho usato il Limoncello)
350 acqua
125 zucchero
100 liquore Strega
Lasciar bollire per cinque minuti lo sciroppo di acqua e zucchero, Raffreddare il tutto.
Aggiungere il liquore.
 
♣♣♣♣♣
Glassa alle fragoline
500 fragoline di bosco
250 zucchero a velo
10 pectina (facoltativa)
15 gelatina
poche gocce di limone 

Frullare le fragole con lo zucchero e la pectina, miscelare e portare ad ebollizione per 3 minuti. Aggiungere il succo di limone e cuocere per 30 secondi. Terminare con la gelatina ammollata in acqua e strizzata. Conservare in frigo. Assemblare la torta, tagliandola a metà, bagnandola con la bagna preparata precedentemente, e farcendola con la crema pasticcera, la glassa alle fragoline e fragoline di bosco intere. Riporre in frigorifero per farla "assestare" poi rivestirla completamente di glassa.


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