venerdì 13 febbraio 2015

Cocada: bienvenidos!!!

Cocada: dolce messicano

Appena qualche km fatto e sono atterrata a Guadalajara, Messico, a casa di Lucia, che ci ospita per la settima tappa di questo fantastico giro del mondo al seguito della carovana dell' Abbecedario Culinario Mondiale. Paese fantastico il Messico, ricco di storia, di arte, e di ottimo cibo. Non dimentichiamo che il Messico ci ha regalato qualcosa di prezioso: il cioccolato!!! Ed è proprio qui che ha origine il KaKaw, come veniva chiamato dalle popolazioni Maya. Anzi, più precisamente il cioccolato veniva chiamato kakaw uhanal, ovvero "Cibo degli Dei" e il suo consumo era riservato solo ad alcune classi della popolazione (sovrani, nobili e guerrieri). I Maya sono stati i primi a coltivare la pianta del cacao nelle terre tra la penisola dello Yucatan e il Chiapas, e  amavano assaporare la bevanda di cacao preparata con acqua calda. Acqua si diceva haa, e caldo si diceva chacau,  E' così che la bevanda di cacao venne indicata con il nome di chacauhaa. Un sinonimo del nome chacau era chocol, e come capita in tutti gli idiomi, chocol sostituì la precedente parola e, unendosi al termine haa, diede vita alla parola chocolhaa, probabilmente l'antenata del più conosciuto nome spagnolo chocolate.   Se penso però al Messico immediatamente ritorna alla mia attenzione il volto di una pittrice che amo particolarmente e la cui storia è un intreccio di sofferenza, emancipazione, lotta,  che si riflettono nella sua pittura intensa, a volte violenta ma densa di emozioni: Frida Kalo......E poi immediatamente nella mente si mescolano sonorità e ritmi e melodie piene di vitalità, che continuano a vivere grazie alla continua ricerca di artisti come Lila Downs o i Los Lobos. E com'è mia abitudine, omaggio la nostra padrona di casa Lucia con una "chicca"......il brano "El Canelo",  la cui versione originale la potete ascoltare qui (album "Del Este De Los Angeles (Just Another Band From East L.A. del 1978), ve la regalo in versione Sesame Streat!!!!!


Adesso vi aspettereste qualcosa con il cioccolato!!! E invece no.......cocco!!! Cocada! Una via di mezzo tra una crema catalana e un qundim, la versione che ho scelto, ma è anche molto popolare preparata come piccolo dolcetto, in quel caso la crema va porzionata in piccole forme e fatta seccare in forno. 

Cocada
Cocada: dolce messicano

Ingredienti
200 gr di cocco grattugiato
280 gr di zucchero
1 pizzico di cannella
1,5 dl di acqua
1/2 lt di latte
5 uova
mandorle a filetti 

Cocada: dolce messicano

Preparazione
In una casseruola mettete l'acqua, lo zucchero e la cannella. Portate lo sciroppo a ebollizione e fatelo cuocere finché non ispessisce. Aggiungete quindi il cocco e mescolate ancora per qualche minuto. Sbattete i tuorli finché non saranno chiari e spumosi, diluiteli con il latte e versate lentamente la crema nello sciroppo di cocco, mescolando continuamente. Cuocete la crema su fuoco basso mescolando sempre. Quando si sarà addensata (deve avere la consistenza di una crema pasticcera) versatela in una pirofila, o in terrine monoporzione, fatela raffreddare e tenetela in frigorifero per qualche ora. Prima di servirla passatela sotto il grill per qualche minuto facendo dorare la superficie. Decorate con filetti di mandorla.

Cocada: dolce messicano

la ricetta l'ho trovata qui

domenica 8 febbraio 2015

Bolo de Laranja....Adeus por agora

Bolo de  Laranja

La saudade già mi ha assalita....ma devo preparare le valigie! Tra qualche ora chiudo questa casa che mi ha regalato tante belle emozioni! Prima tra tutte l'allegria che voi tutti avete portato qui in Brasile, in questa tappa fantastica che ho avuto l'onore di ospitare per il nostro Abbecedario Culinario Mondiale! E ridere, sorridere di questi tempi è un dono prezioso! Grazie! E grazie a questo magnifico, unico, sorprendente paese, il Brasile, che nonostante le sue contraddizioni, mi ha regalato la gioia enorme di ritrovare sensazioni, ricordi, emozioni attraverso la sua magica musica e la sua sorprendente cucina. Non dimentichero' questo viaggio.......ma adesso l'animo del viaggiatore che è in me mi spinge a preparare le valigie!!!! Messico arrivoooo!!!!!!!!!!!!! Ma prima di lasciarci è d'obbligo, come vuole l'uso di casa, salutarvi con una canzone....che penso conoscerete tutti :)


E adesso tutti a mangiare l'ultimo Bolo :) questa ricetta viene da qui e da qui e ha qualche piccolissima variazione personale....spero vi piaccia!

Bolo de Laranja

Bolo de  Laranja
Ingredienti
Per la pasta
3 uova
il succo di due arance
la scorza di un'arancia grattugiata (io)
1 tazza di olio di mais
2 tazze di zucchero
3 tazze di farina 00
1 cucchiaio di lievito per dolci

Per la bagna
il succo di un'arancia
3 cucchiai di zucchero
1 bicchierino di rum (io)

Per la copertura
1/2 tazza di succo d'arancia
1 tazza e 1/2 di zucchero al velo


Bolo de  Laranja

Preparazione
Nel robot da cucina montate bene le uova intere con lo zucchero, l'olio, il succo d'arancia. Quando il composto è ben montato aggiungere la scorza dell'arancia, e poco alla volta la farina, sempre continuando a montare. In ultimo aggiungere il lievito. Mescolare ancora un po' e versare il composto, che deve essere senza grumi, in un stampo da ciambella col buco, precedentemente imburrato e infarinato. Infornare nel forno caldo a 180° per circa 1 ora (io). Quando il dolce è dorato e sodo levarlo dal forno. Preparare la bagna scaldando sul fuoco il succo d'arancia, lo zucchero e il rum. Appena lo zucchero è sciolto, versare lo sciroppo sul dolce ancora caldo (come se fosse un babà). Lasciarlo intiepidire nello stampo, poi delicatamente sformarlo sul piatto di portata. Quando è ben freddo ricoprire il dolce con una glassa preparata con il succo d'arancia e lo zucchero al velo. Lasciare colare la glassa sui bordi del dolce e decorare con fettine d'arancia. E' ottimo!!!!

Bolo de  Laranja
http://abcincucina.blogspot.com.es/2014/10/diamo-il-via-allabbecedario-culinario.html


sabato 7 febbraio 2015

Acarjé: para comer na companhia de tropicalistas!



Brasile....terra di tradizioni che hanno radici almeno in tre continenti: l'Africa, l'Europa e l'America del Sud, e che si mescolano continuamente,  dando vita ad una delle culture più interessanti che mi è capitato di esplorare in questo viaggio. Queste radici le ho trovate, sapientemente mescolate, nella cucina come nella letteratura o nella musica. E molto spesso ognuna di queste forme espressive richiama l'altra: parole che diventano cibo, cibo che si mescola alle sonorità arcaiche dei tambores, ritmi che si snodano attraverso le pagine intense dei romanzi di Amado o nei versi di Vinicius de Moraes.....tutto è strettamente connesso, saldo. E l'effetto è quello di un coinvolgimento totale dei sensi.....quasi uno stordimento! ma piacevole e intenso. Questo soggiorno brasiliano, per l'Abbecedario Culinario Mondiale,  mi ha riportato sensazioni ed emozioni che mi rimandano indietro nel tempo, al mio primo incontro con la musica brasiliana, e ripercorrere quelle sensazioni ed emozioni ritrovandole nella cucina di questo paese mi regala un senso di completezza. In fondo questa è la forza vera della "Cultura" .....l'espressione dell'essenza profonda di un popolo, che ha la capacità di contaminare, di entrare nell'altro, di renderlo più ricco e migliore! E questa mescolanza di tradizioni, di culture differenti, trova espressione in uno dei movimenti culturali più "particolari" che ha prodotto il Brasile: il "Tropicalismo" o Tropicália, nato agli inizi degli anni sessanta del xx secolo e che racchiudeva arti visive, musicali, e poesia e letteratura. Il termine Tropicália deriva da un'espressione artistica di Hélio Oiticica, un artista brasiliano che si rifà ad uno dei concetti culturali del movimento tropicalista: l' "antropofagia" intesa come cannibalismo culturale e musicale di tutte le società, un cannibalismo che intendeva ispirarsi a tutti i tipi di generi, nutrirsi di essi appunto, per creare e dare vita a qualcosa di unico! Come scriveva Oswald de Andrade, poeta brasiliano e fondatore del Modernismo brasiliano, nel suo "Manifesto Antropófago" del 1928 : "la forza della storia del Brasile sta nell'aver saputo cannibalizzare le altre culture". E questo cannibalismo si ritrova anche nella cucina....l' "Acarajè" è uno dei piatti tipici brasiliani che affonda le sue radici nelle tradizioni africane e nella religione del candomblé (è considerato infatti un piatto sacro, da offrire alle divinità). Ancora sentito è il rituale della decorticazione dei fagioli.....ogni fagiolo deve essere perfettamente pulito e privato della pellicina che lo ricopre, prima di essere lavorato e trasformato in Acarajè per venire offerto all' orixá celebrato, e la ricetta non può essere modificata e dovrebbe essere preparata esclusivamente dai "filhos-de-santo" i rappresentanti del "clero" del candomblé. La ricetta è conosciuta e in rete si trova facilmente anche con video-tutorial. La mia l'ho recuperata qui e ho cambiato fagioli (non ho trovato quelli con l'occhio, i cannellini no....ho usato i borlotti che adoro). Prima della ricetta vi dedico uno dei brani contenuti in quello che può essere considerato il manifesto musicale del tropicalismo: l'album discografico "Tropicalia: ou Panis et Circencis" del 1968, al quale parteciparono artisti del calibro di Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa, Tom Zé. E il brano che vi regalo, interpretato magicamente da Gilberto Gil, è stato composto da Caetano Veloso 


Preparando le mie Acarajè mi sono sentita tanto Raffaella Carrà....lei i fagioli li contava, io li ho sbucciati!!!!!

Acarajè

Ingredienti per circa 25 acarajè
500 gr di fagioli con l'occhio o cannellini (io borlotti)
sale
1 cipolla tritata molto finemente
coriandolo (facoltativo)
olio di palma (io olio evo)
tanta, tanta pazienza!!!!




Preparazione
Il giorno prima cominciate a preparare i fagioli, tritandoli grossolanamente e mettendoli a bagno in acqua fredda. Lasciateli in ammollo 24 ore, poi procedete alla pulizia. Devono essere completamente privi di buccia. 



Usando un buon frullatore, frullateli fino a farli diventare una crema compatta. 


Aggiungete il sale, la cipolla tritata finissima e se vi piace il coriandolo. Io l'ho aggiunto in polvere non avendolo fresco. Lavorate la pasta con un mestolo di legno fino a farla diventare quasi setosa. A questo punto preparate una padella non troppo grande, versate sufficiente olio a ricoprire completamente le frittelle di fagiolo, fate riscaldare bene e poi procedete prendendo, utilizzando due cucchiai, un poco di composto che lascerete cadere nell'olio bollente. L'effetto è sorprendente: dopo qualche secondo le frittelle di fagiolo cominceranno a gonfiarsi come se la pasta fosse stata preparata con lievito!!!! Quando saranno dorate e croccanti, levatele dall'olio e mettetele ad asciugare su carta. Vanno servite calde, magari riempite con il Vatapà e mangiate con parsimonia!!!! non sono propriamente leggere, ma sono squisite!




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