lunedì 30 aprile 2012

Pinoccate di Perugia....e siamo arrivati in Umbria!!!!

Il verde di questa regione meravigliosa mi distende particolarmente.... mi aiuta a riossigenare la mente, anche se in un viaggio virtuale! E le sue piccole città, i suoi borghi accoglienti, ordinati, pieni di storia e di una pervadente serenità ritornano con forza nei miei ricordi riportandomi a momenti molto belli della mia vita. Spoleto, Assisi, Perugia, Cascia, Norcia, Città di Castello.....il contrasto tra la forza delle cascate delle Marmore e la pace delle fonti del Clitunno con i suoi salici materni ritornano davanti ai miei occhi :) ed è un gran bel vedere!!!! E come per magia si risvegliano i ricordi di odori e sapori....di piatti semplici ma gustosissimi, che esaltano il sapore dei prodotti della terra, tra cui il tartufo:) o il magnifico olio d'oliva...e come dimenticare i salumi di Norcia????? Ho ancora davanti agli occhi l'immagine delle botteghe di norcinerie dove in bella vista erano appesi salumi di ogni forma e dimensione che sprigionavano un profumo!!!!!!!!!!!!!!! Mi manca però il ricordo dei dolci......me lo sono perso per strada forse.....e allora per questo mio primo compitino per la signora maestra Cristina e per la nostra raccolta dell' Abbecedario ho deciso di provare questi dolcetti, originari di Perugia e che mi sono piaciuti assai assai :)

Pinoccate di Perugia

pinoccate di perugia, dolce tipico umbro

Ingredienti
300 gr pinoli
500 gr zucchero
30 ostie
100 gr cacao

Preparazione
Versare i pinoli sulla placca da forno e porli ad asciugare in forno già caldo a 150° per 5 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare.Versare  lo zucchero in un pentolino con 1,5 dl di acqua e porlo su fuoco dolce. Lasciare cuocere lo zucchero, mescolando fino a raggiungere una temperatura di circa 110°C; se non si dispone di un termometro, lo sciroppo sarà pronto quando, sollevando una goccia di composto con due stecchini e allargandoli, si formerà un filo. Togliere dal fuoco lo sciroppo e unire i pinoli. Mescolare bene, lasciare raffreddare un pochino e poi aiutandosi con un cucchiaino, versare metà del composto sulla metà delle ostie, facendo attenzione a non farlo "sbrodolare" (perdonate il "francesismo"!). Aggiungere al restante composto il cacao, mescolare bene, e procedere come fatto per il composto bianco. Lasciare asciugare i dolcetti anche una notte intera prima di consumarli.

pinoccate di perugia, dolce tipico umbro
abbecedario culinario d'Italia
Abbecedario culinario d'Italia

ricetta tratta dal volume
"Sapori d'Italia" Ed. Gribaudo

domenica 22 aprile 2012

Zuccotto

Terza ricetta per  Cindy  e la nostra raccolta in giro per l'Italia. Per l'Abbecedario  non poteva mancare anche stavolta una ricetta dolce. Si sa....ho una particolare simpatia (diciamo così) per tutti i composti zuccherini!!!! e quindi per salutare la Toscana ho preparato un dolce. Non sapevo che lo zuccotto fosse originario della Toscana (quante cose sto imparando gironzolando su e giù per l'Italia gastronomica), ma a ben pensarci mi ha sempre richiamato alla mente, non so bene perchè, la Firenze antica. Su Wikipedia trovo conferma di questa mia sensazione............................enientepopòdimenochè sembra che lo zuccotto sia nato dalle nobili manine di Caterina de'Medici. Ho trovato diverse versioni della ricetta, alcune utilizzano solo la panna per il ripieno dello zuccotto, altre solo la ricotta, altre ancora entrambe. Non sapendo quale fosse la più fedele alla tradizione, mi sono lasciata guidare dal mio naso e ho scelto la ricetta recuperata  qui con una piccolissima integrazione personale. Spero di aver fatto bene....non me ne vogliano i toscani se ho toppato!!!!!!!!!

Zuccotto
dolce toscano: zuccotto
Ingredienti per 4 persone
250 g di pan di Spagna (già pronto),  
½ l di panna,  
2-3 fogli di colla di pesce,  
50 g di zucchero a velo,  
100 g di cioccolato fondente,  
50 g di cedro candido, 50 g di ciliegine candite,
(io ho usato solo le ciliegine) 
1 bicchierino scarso d'aurum o di maraschino,  
1/ 4 di bicchiere di latte.
Per lo sciroppo di cioccolato: 
1 cucchiaio di cacao,  
2-3 cucchiai d'acqua,  
100 g di zucchero,  
20 g di burro
Per la copertura al cioccolato (mia rielaborazione)
100 gr cioccolato fondente
50 cc di latte
dolce della tradizione gastronomica toscana: zuccotto

Preparazione 
Sistemate la colla di pesce in una terrina e ricopritela con acqua tiepida. Poi preparate lo sciroppo di cioccolato facendo sciogliere in una casseruola, a fuoco basso, il burro unendo il cacao, l'acqua poco per volta e lo zucchero. Amalgamate il composto continuando a mescolare con un cucchiaio di legno. In cinque minuti lo sciroppo di cioccolato sarà pronto, toglietelo dal fuoco e tenetelo a portata di mano.
Strizzate la colla di pesce, aggiungetevi 3 cucchiai d'acqua e fatela sciogliere lentamente in una casseruolina a fuoco molto basso.
Tagliate il pan di Spagna a fette rettangolari dello spessore di un centimetro e mezzo circa e con queste foderate il fondo delle pareti dello stampo da zuccotto, simile come forma ad una palla ovale tagliata metà, bagnate il pan di Spagna con il liquore, diluito con un po' di latte. 

abbecedario culinario d'italia: lo zuccotto

Mettete la panna in una terrina, lavoratela con il montapanna e poi incorporatevi delicatamente la colla di pesce sciolta e lo zucchero a velo.
Dividete la panna montata in due parti e in una aggiungete, poco alla volta a sempre mescolando con delicatezza, lo sciroppo di cioccolato, quindi versate il composto nello stampo, cospargete su questo strato metà del cioccolato e metà dei canditi tagliati a pezzetti, unite i restanti canditi e pezzetti di cioccolato alla panna rimasta e riempite così lo stampo, livellate la superficie, copritela con le altre fette di pan di Spagna, spruzzate con un po' di liquore, pressate il dolce con un piatto e un piccolo peso, e mettete in frigorifero (non nello scomparto del freezer) per cinque ore.
Per sformare lo zuccotto al momento di servirlo, mettete la forma un attimo in acqua tiepida, capovolgete lo zuccotto sul piatto di portata facendolo scivolare all'intero dalla forma. 
Sciogliere a questo punto il cioccolato fondente, spezzettato, con il latte, su fuoco dolcissimo. Mescolare fino a quando non avrete ottenuto una crema densa e liscia. Ricoprire il dolce e ornare con ciliegine candite e riccioli di cioccolato fondente.
zuccotto
Abbecedario culinario d'Italia
Sto già preparando i bagagli per l'Umbria!!!!!

sabato 21 aprile 2012

Tortino di carciofi

Continuando a gironzolare tra luoghi e tradizioni culinarie della Toscana, mi è capitata sott'occhio questa ricetta che il mio libro*  indica come "specialità senese". E' una ricetta estremamente semplice che accomuna, a mio modestissimo parere, la cucina tradizionale di molte regioni italiane. La differenza nel gusto finale del piatto probabilmente dipende dall'uso del burro e dell'olio insieme per la cottura del tortino. Eseguo il mio compitino per la signora maestra Cindy e per il nostro Abbecedario e, dopo averlo diligentemente cucinato, lo abbiamo provato oggi e ci è molto piaciuto.....mio marito continua ad osservarmi incuriosito da questa mia inaspettata varietà culinaria, e non potete immaginare la faccia che ha fatto quando, mentre pranzavamo gli ho detto: "Settimana prossima si va in Umbria!!!!!!!!!!" :)))

Tortino di carciofi
specialità senese: il tortino di carciofi

Ingredienti
4 carciofi grossi e molto teneri
(o prelessati in acqua salata e sciacquati)
4 uova
60 gr di burro
sale, pepe
2 cucchiaiate di parmigiano grattugiato
5-6 cucchiai di oli evo


Preparazione
Spuntare i carciofi e scartare le foglie più dure; tagliarli a dischetti, rosolarli in 2 cucchiai di olio evo e metà del burro, insaporirli con sale e pepe. Io ho aggiunto un po' di acqua per permettere una cottura migliore. Quando sono ben rosolati e sufficientemente teneri, un attimo prima di toglierli dal fuoco, incorporarvi il parmigiano grattuggiato. 
cuicna toscana: tortino di carciofiSgusciare le uova in una ciotola, batterle quel tanto che basta per amalgamarle e toglier loro la forza coesiva; condirle con poco pepe e sale e unirle ai carciofi fritti. Mescolare bene. Porre al fuoco una padella con olio (il libro indica circa 7 gr per uovo) e il rimanente burro; come siano fumanti versare il composto di uova e carciofi, rimestare velocemente con la paletta e non appena le uova tendano a rapprendersi, scuotere tratto tratto la padella per impedire che il composto attacchi al fondo. Quando la base sia consolidata e  colorita la superficie sottostante, coprire con un piatto e capovolgere la frittata. Mettere nella padella qualche goccia di olio e, appena caldo, lasciarvi scivolare la frittata perchè colorisca dall'altra parte. Togliere dal fuoco e servire immediatamente accompagnando con ortaggi al burro o insalata fresca.

Tortino di carciofi per l'Abbecedario Culinario d'Italia
Abbecedario culinario d'Italia

 


  *) Sana Alimentazione-Dizionario moderno di Gastronomia

      a cura di Borra-Lucchesi-Fornasari Ed. Paoline 1976

domenica 15 aprile 2012

Minestra di fave, piselli e asparagi: gustosa, economica e disintossicante! Serve altro??

E' primavera (anche se non si direbbe!) e per un po' abbiamo tutti goduto del sole che ha riscaldato le nostre terre e i nostri umori, ingrigiti da un lungo e freddo inverno! E anche se sembra non si sia ancora assestata definitivamente, il suo arrivo ha comunque portato alla vita piccole deliziose primizie tanto utili a rinfrescare i nostri palati e ad alleggerire i nostri apparati digerenti!!!! La ricetta che vi propongo è una minestra che usava fare mia madre di questi periodi, utilizzando le fave e i piselli che nascono nella nostra terra. Gli asparagi un po' di tempo fa nascevano spontanei nella montagna dietro casa, e mamma che amava andare gironzolando in campagna per raccogliere i suoi fiori o i suoi pezzetti di legno da trasformare in oggetti e decorazioni, li raccoglieva e li utilizzava per questa minestra. Io purtroppo non ho troppo tempo disposizione per andar "pei boschi"...quindi gli asparagi li ho comprati!!!!  E' una minestra assai gustosa, ma anche ricca di proprietà benefiche depurative, e dopo gli stravizi invernali coronati dalla Santa Pasqua, ci dice proprio :))  

Minestra fave, piselli e asparagi
minestra di fave, piselli, asparagi
Genealogia di una cuoca


Ingredienti per 4 persone
2 kg di fave fresche
500 gr piselli freschi
1 kg di asparagi
1 cipollina
3 cucchiai olio evo
5-6 foglie di basilico
sale

ricetta di famiglia: minestra di fave, piselli, asparagi

Preparazione
Sbucciare le fave, se sono piccole eliminare solo il piccolo picciolo dalla fava, se sono grandi sgusciarle completamente. Sgusciare i piselli. Pulire gli asparagi eliminando la parte più dura (conservate i gambi degli asparagi....possono essere un ottimo ingrediente in cucina!!) Sbollentare le punte di asparagi per 1-2 min. al massimo in una pentola di acqua bollente, scolarli, tagliarli in piccoli pezzi e tenere da parte.
In una casseruola (meglio se di coccio) mettere l'olio e la cipollina finemente tagliata a soffriggere su fuoco medio. Quando la cipollina sarà diventata quasi trasparente, aggiungere i piselli. Far insaporire per 5 min. poi aggiungere le fave. Mescolare e far insaporire per una decina di minuti. Aggiungere alla fine gli asparagi tenuti da parte e continuare la cottura a fuoco medio per altri 10 minuti. Trascorso questo tempo, salare, aggiungere il basilico spezzettato e 1-2 tazze di acqua calda. Coprire e lasciare cuocere la minestra a fuoco lento per circa 30 min. o fino a quando gli ingredienti saranno teneri. Per una versione meno "light" si può rosolare insieme alla cipollina 50-60 gr di pancetta tagliata a piccolissimi cubetti e aggiungere una macinata di pepe a fine cottura....a voi la scelta!

Minestra di fave, piselli, asparagi: gusto e benessere


Qualche informazione sugli ingredienti di questa ricetta:

piselli (pisum sativum  pianta erbacea annuale della famiglia delle Fabaceae, originaria dell'area nediterranea e delle zone a Nord dell'India, particolarmente sazianti e dotati di un leggero effetto diuretico;
asparagi (asparagus officinalis pianta erbacea perenne originaria dell'Asia) sono ricchi in potassio e poveri di sodio, per questo motivo risultano avere eccelleti proprietà diuretiche e depurative, indicati in caso di ipertensione, di ritensione idrica e in alcuni casi di calcoli renali. Contengono molte fibre, necessarie per il buon funzionamento del transito intestinale;
fave (vicia faba  è una pianta erbacea annuale della famiglia delle leguminose, probabilmente originaria dei paesi asiatici) contengono molte sostanze importanti: le vitamine del gruppo B, le fibre, il ferro, le proteine. Gli effetti che se ne possono ricavare sono veramente tanti, soprattutto in termini di depurazione dell’organismo e di apporti energetici di cui il nostro corpo ha bisogno.

              Per maggio ci ritento:)                
Ornella arrivoooooooooo!!!

venerdì 13 aprile 2012

Pasta e ceci......eeeeee....E eccoci in Toscana!

Il viaggio continua con il nostro Abbecedario!!! Eccomi arrivata da  Cindy! Mamma mia quanti chilometri sto macinando, e quanti libri sto studiando!!!! Speriamo di fare bene anche stavolta e che la nuova signora maestra non trovi errori nei miei compiti!!! Eccomi allora a "cucinar" di Toscana....terra densa di cultura, tradizioni e ottima....ma proprio ottima cucina.  Girovagando tra pagine di carta e pagine virtuali, ho scelto una ricetta che mi è molto piaciuta. Una versione più semplice, preparata da una carissima amica che ha vissuto a Grosseto per circa 20 anni, l'avevo già assaggiata e mi era piaciuta moltissimo. Ho deciso allora di replicarla nella versione senese, così come la riporta il mio solito libro, che tanto mi sta aiutando in questo lungo viaggio!

Pasta e ceci
pasta e ceci ricetta tradizionale toscana

Ingredienti
400 gr di pasta 
300 gr di ceci secchi
70 gr di pancetta
1 dl olio evo
2 spicchi d'aglio
1/2 cipolla
qualche foglia di maggiorana
3 rametti di rosmarino
1 costa di sedano
sale, pepe
1 cucchiaino di bicarbonato

Pasta e ceci, specialità senese


Preparazione.
Mondare i ceci e metterli in ammollo per 12 ore in acqua fredda con l'aggiunta del bicarbonato. Lavarli bene parecchie volte, cambiando sempre l'acqua. Scolarli, metterli a cuocere in una pentola di terracotta a fuoco moderato e uniforme per circa 2 ore (dipende dalla qualità dei ceci) con acqua sufficiente per la minestra, rosmarino e sedano legati insiemePreparare un soffrtto con oli, trito fine di cipolla, aglio, pancetta e maggiorana. Quando i ceci sono cotti, toglierne con un mestolo la metà, passarli al passaverdure e rimettere la purea nella pentola con gli altri ceci. Aggiungere il soffritto e, come riprende il bollore, salare e condire co una buona macinata di pepe. Versare la pasta e cuocerla al dente. Scartare il mazzetto odoroso e servire la minestra ben calda.

La tradizione in tavola "Pasta e ceci"
Abbecedario culinario d'Italia

domenica 8 aprile 2012

La pastiera di grano di nonna Rosa per augurare a tutti Buona Pasqua

Questa ricetta tramandatami da mia nonna paterna, attraverso mia madre,  la conservo gelosamente da anni come un tesoro prezioso, magico perchè ogni anno, quando inizia la settimana santa e mi preparo a ripeterla sento rinsaldare quel vincolo speciale che mi lega alla mia famiglia, alla mia storia. 
Mia nonna Rosa, (porto il suo stesso nome) era una piccola donna gentile nonchè la quint'essenza della dolcezza, tanto da meritarsi il soprannome di "nonna caramella" da parte di noi nipoti. Usava tenere da parte, nel suo secretair in camera da letto, un sacchetto di cioccolatini al latte, quelli chiusi dalla carta stagnola colorata, che distribuiva a noi nipoti ogni volta che andavamo a trovarla. Quando ci chiamava nella sua stanza, austera e anche un poco oscura come le antiche stanze da letto di una volta, e apriva lentamente quel suo mobile che per noi rappresentava un mistero......tirando fuori i cioccolatini, era per noi il compiersi di una specie di magia....
Una delle sue doti speciali era l'abilità in cucina. Preparava un ragu' con la R maiuscola da sballo!!!! e la conserva di pomodori, gli arrosti, le pastiere e il "pasticciotto" una crostata di frolla delicatissima con crema pasticcera e amarene sciroppate,  che preparava lei ovviamente! E nel periodo di pasquale la casa profumava di acqua di fiori d'arancio, e noi ragazzi quando entravamo nel salone di casa restavamo affascinati da una schiera di ruoti pieni di pastiere profumate, che mia nonna aveva l'abitudine di regalare a tutte le persone care per augurare Buona Pasqua. Questa tradizione di famiglia è stata tenuta viva da mia madre prima e adesso continua con me....virtualmente una pastiera è anche per tutti voi. Buona Pasqua!!!

Pastiera di grano di nonna Rosa
pastiera di grano ricetta di famiglia
Genealogia di una cuoca
Ingredienti
per la frolla:
500 gr farina
250 gr sugna (in mancanza, burro)
200 gr zucchero
4 uova
la scorza di un limone grattuggiata

Per il ripieno
1 kg di ricotta di pecora
1 kg di grano cotto
1 kg di zucchero
8 uova
2 bustine di vanillina
cannella un pizzico 
la scorza di 1 limone grattuggiata
1 boccetta di acqua di fiori d'arancio
cedro candito
scorzette di arancia candite



Preparazione
Preparate la frolla mescolando gli ingredienti (farina a fontana, zucchero, sugna/burro, uova e scorza di limone) lavorandola sino a quando gli ingredienti saranno amalgamati. Far riposare al fresco per almeno 2 ore.
Montare la ricotta con lo zucchero, fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi (eventualmente passarla al setaccio); aggiungere i tuorli delle uova, mescolando bene, poi gli aromi, il grano e la frutta candita, che avrete precedentemente tagliato a piccolissimi pezzi (io preferisco prendere la frutta candita intera e tagliarla poi, la trovo più saporita). Mescolare bene il composto e in ultimo aggiungere i bianchi d'uovo montati a neve dura. Rivestire la teglia, precedentemente imburrata e infarinata, con la frolla, versare dentro il composto di ricotta e grano fino ad 1 cm dall'orlo della teglia. Posizionare delle strisce di frolla sul composto a mo' di grata. Infornare in forno caldo a 180° per circa 2 ore, o più fino a quando il composto sarà sodo e la frolla dorata. Sfornare, far raffreddare e cospargere di zucchero a velo.






sabato 7 aprile 2012

Pollo alla Marengo....e saluto il Piemonte

Il piatto che ho preparato per salutare il Piemonte e  la nostra ospite è un piatto della provincia di Alessandria, legato alla famosa battaglia di Marengo (stavolta ho fatto anche i compiti di storia!!). Si racconta infatti che questo piatto fosse stato preparato per Napoleone al crepuscolo della storica giornata che ne determino' la vittoria: il 14 giugno 1800. Il  cuoco al seguito delle truppe francesi, poichè gli austriaci si erano impadroniti dei carri dell'intendenza, aguzzò l'ngegno e preparò a Napoleone e ai suoi generali il pasto serale, utilizzando gli ingredienti più disparati recuperati a caso abbinandoli in modo geniale, tanto da deliziare Napoleone e da far passare il piatto alla storia. La ricetta che vi presento, tratta dal mio solito libro* vede l'uso di un minor numero di ingredienti rispetto ad altre versioni, con uova e i gamberi di fiume,  ma vi assicuro che è gustosissima.

Pollo alla Marengo

Inredienti
Pollo novello da 1 kg e più
150 gr di funghi freschi (porcini)
1 cucchiaiata di prezzemolo tritato
1 bicchiere di vino bianco
1 cipollina
1 spicchio d'aglio
100 gr olio evo
sale, pepe
tazza di brodo (anche vegetale)
1 cucchiaio di farina bianca
1/2 bicchiere di marsala
fette di pane raffermo, fritte nell'olio o burro.

Preparazione
Dividere il pollo pronto per la cotture in 6-8 pezzi. Porre a fuoco una padella larga con olio, cipolla intera e aglio shiacciato; appena dorati, scartarli e mettervi i pezzi di pollo (non sovrapposti), salare, pepare e rosolarli a fuoco vivace da entrambo le parti. Bagnare con il vino bianco e, quando è evaporato, aggiungere il brodo e a tre quarti di cottura togliere i pezzi di pollo e mantenerli al caldo. Mettere nella padella i funghi puliti e tagliati a lamelle, la farina stemperata nel marsala e lentamente lasciar cuocere finchè i fungli siano morbidi, aggiungendo se necessita, ancora un poco di marsala, al fine di ottenere una salsa non troppo ristretta. Rimettere nella padella i pezzi di pollo e continuare la cottura per altri 15 minuti circa. Accomodare i pezzi di pollo sul vassoio caldo di portata, versarvi sopra la salsa con i funghi, cospargere con prezzemolo trito e servire subito, accompagnando con crostoni di pane fritti nell'olio o nel burro.

Abbededario culinario d'Italia
  *) Sana Alimentazione-Dizionario moderno di Gastronomia
      a cura di Borra-Lucchesi-Fornasari Ed. Paoline 1976

lunedì 2 aprile 2012

Abbecedario d'Italia: Bonèt...... e si sbarca in Piemonte!!!!


Eccoci in Piemonte! sarà una settimana di studio ridotto per l'Abbecedario: vacanze pasquali in arrivo, e quindi pastiere a gogo'.....ma mi sono impegnata a fare i compiti in anticipo per non scontentare la nuova maestra Stefy!!!! Anche per il Piemonte ho scelto come inizio un dolce tipico...e sì che ce ne sono proprio tanti...ma questo mi ha incuriosito :) prima della ricettina qualche notizia storica di questo dolce (ovviamente Santa Wikipedia riesce sempre a fare miracoli, specie quando il tempo non aiuta!):
Il bonèt è un budino di antichissima tradizione, tipico delle Langhe, a base di uova, zucchero, latte, liquore (solitamente rum) e amaretti. Le versioni più recenti portano il cacao o il cioccolato come altro ingrediente.
L'etimologia del nome è incerta e si sono avvicendate versioni molto diverse. In lingua piemontese il termine bonèt indica un cappello o berretto tondeggiante, la cui forma ricorda quella dello stampo a tronco di cono basso in cui viene cotto il budino. Infatti lo stampo di rame in cui venivano cotti i budini e i flan, veniva chiamato bonèt ëd cusin-a cioè cappello da cucina, berretto del cuoco. Il dolce avrebbe quindi preso il nome dallo stampo. Un'altra interpretazione diffusa nelle Langhe ritiene che il nome richiamasse il cappello perché il dolce veniva servito alla fine del pasto. Come si indossa il cappello da ultimo prima di uscire, così si mangiava il bonèt da ultimo prima di terminare il pranzo o la cena:  a cappello di tutto il resto.

 Bonèt
budino di amaretti*
Ingredienti
200 gr di amaretti (possibilmente di Gavi)
1/4 di litro di latte
6 uova
50 gr di zucchero
1 bicchierino di rum
3 cucchiaiate di cacao
                                                             Preparazione

 Mettere gli amaretti a bagno nel latte finchè siano sbriciolati. A parte montare i sei tuorli d'uovo con lo zucchero, quindi aggiugere il cacao e il rum. Montare i bianchi d'uovo a neve ben dura. Mescolare quindi il composto di latte e amaretti con i tuorli sbattuti con lo zucchero e per ultimo aggiungere, con molta delicatezza, i bianchi d'uovo montati a neve. Versare il composto in uno stamo da bordura, con il buco in mezzo, dove prima avrete fatto caramellare 3-4 cucchiai di zucchero, ricoprendo per bene tutti i bordi dello stampo. Cuocere a bagno-maria in forno caldo (180°) per circa 1 ora, ossia fino a quando il budino non si stacca dalle pareti e la superfice risulta ben soda al tatto (ma anche prova-stecchino). Lasciare raffreddare un poco, quindi sformarlo delicatamente su un piatto da portata. Servire freddo.




  *) Sana Alimentazione-Dizionario moderno di Gastronomia
      a cura di Borra-Lucchesi-Fornasari Ed. Paoline 1976
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