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martedì 7 aprile 2015

Mahalabiya - Crema di latte egiziana

Mahalabiya - Crema di latte egiziana

E finalmente arrivo in Egitto........tappa ospitata da Terry che ci ha già regalato molte delizie di questa terra. Questo viaggio intorno al mondo, seguendo la carovana dell'Abbecedario Culinario Mondiale, sta diventando interessante assai!!!! E non solo per la possibilità di scoprire posti nuovi e nuove abitudini alimentari, ma anche per scoprire analogie, elementi comuni che in qualche modo aiutano ad accorciare le distanze tra culture e tradizioni molto diverse......e in questi periodi bui, forse dovremmo essere più capaci di ricercare gli elementi di unione tra culture diverse, piuttosto che continuare a sottolineare le differenze come elementi di separazione e di allontanamento. La cucina senz'altro è di grande aiuto e questo viaggio mi è caro anche per questo motivo :) E il dolce che ho scelto, semplice semplice, mi ricorda vagamente una crema che preparava mia suocera per farcire e ricoprire il suo "biscotzuelo cremoso" fatta semplicemente di latte, farina e zucchero......questa più soave per la presenza dell'amido di mais (ma molte versioni usano la farina di riso) può essere aromatizzata con acqua di rose o con acqua di fiori d'arancio e servita con pistacchi, ma anche con cocco grattugiato, uva passa, noci o mandorle.....dipende dalla provenienza territoriale. La ricetta originale nasce in Egitto, ma si espande in tutto il Medioriente e a secondo di come viene servito cambia nome: Mahalabieh, Mahalabia, Muhallabia. La versione che ho scelto  (qui e qui viene preparata con amido di mais e aromatizzata con acqua di fiori d'arancio, e servita con cocco grattugiato e pistacchi tritati. 


Mahalabiya
Crema di latte egiziana
Mahalabiya - Crema di latte egiziana

Ingredienti
100 gr di zucchero
1 litro di latte
100 gr di amido di mais
15 ml di acqua di fiori d'arancio
cocco grattugiato
pistacchi tritati

Mahalabiya - Crema di latte egiziana

Preparazione
Sciogliere lo zucchero in pochissima acqua e aggiungerlo al latte. Portare a bollore e lasciare bollire finché non ispessisce leggermente. Sciogliere l'amido di mais in una tazza con po' di latte caldo. Aggiungere questo composto al latte e zucchero sul fuoco.  Aggiungere anche l'acqua di fiori d'arancio e, a fuoco basso, continuare la cottura finché non raggiunge la densità di una crema (circa 10 minuti). Spegnere il fuoco e versare la crema in coppette individuali o in una grande. Far raffreddare, poi passare in frigorifero per qualche ora. Al momento di servire cospargere la superficie con cocco grattugiato e pistacchi tritati. Delicato, fresco e ottimo per celiaci!

Mahalabiya - Crema di latte egiziana

venerdì 13 febbraio 2015

Cocada: bienvenidos!!!

Cocada: dolce messicano

Appena qualche km fatto e sono atterrata a Guadalajara, Messico, a casa di Lucia, che ci ospita per la settima tappa di questo fantastico giro del mondo al seguito della carovana dell' Abbecedario Culinario Mondiale. Paese fantastico il Messico, ricco di storia, di arte, e di ottimo cibo. Non dimentichiamo che il Messico ci ha regalato qualcosa di prezioso: il cioccolato!!! Ed è proprio qui che ha origine il KaKaw, come veniva chiamato dalle popolazioni Maya. Anzi, più precisamente il cioccolato veniva chiamato kakaw uhanal, ovvero "Cibo degli Dei" e il suo consumo era riservato solo ad alcune classi della popolazione (sovrani, nobili e guerrieri). I Maya sono stati i primi a coltivare la pianta del cacao nelle terre tra la penisola dello Yucatan e il Chiapas, e  amavano assaporare la bevanda di cacao preparata con acqua calda. Acqua si diceva haa, e caldo si diceva chacau,  E' così che la bevanda di cacao venne indicata con il nome di chacauhaa. Un sinonimo del nome chacau era chocol, e come capita in tutti gli idiomi, chocol sostituì la precedente parola e, unendosi al termine haa, diede vita alla parola chocolhaa, probabilmente l'antenata del più conosciuto nome spagnolo chocolate.   Se penso però al Messico immediatamente ritorna alla mia attenzione il volto di una pittrice che amo particolarmente e la cui storia è un intreccio di sofferenza, emancipazione, lotta,  che si riflettono nella sua pittura intensa, a volte violenta ma densa di emozioni: Frida Kalo......E poi immediatamente nella mente si mescolano sonorità e ritmi e melodie piene di vitalità, che continuano a vivere grazie alla continua ricerca di artisti come Lila Downs o i Los Lobos. E com'è mia abitudine, omaggio la nostra padrona di casa Lucia con una "chicca"......il brano "El Canelo",  la cui versione originale la potete ascoltare qui (album "Del Este De Los Angeles (Just Another Band From East L.A. del 1978), ve la regalo in versione Sesame Streat!!!!!


Adesso vi aspettereste qualcosa con il cioccolato!!! E invece no.......cocco!!! Cocada! Una via di mezzo tra una crema catalana e un qundim, la versione che ho scelto, ma è anche molto popolare preparata come piccolo dolcetto, in quel caso la crema va porzionata in piccole forme e fatta seccare in forno. 

Cocada
Cocada: dolce messicano

Ingredienti
200 gr di cocco grattugiato
280 gr di zucchero
1 pizzico di cannella
1,5 dl di acqua
1/2 lt di latte
5 uova
mandorle a filetti 

Cocada: dolce messicano

Preparazione
In una casseruola mettete l'acqua, lo zucchero e la cannella. Portate lo sciroppo a ebollizione e fatelo cuocere finché non ispessisce. Aggiungete quindi il cocco e mescolate ancora per qualche minuto. Sbattete i tuorli finché non saranno chiari e spumosi, diluiteli con il latte e versate lentamente la crema nello sciroppo di cocco, mescolando continuamente. Cuocete la crema su fuoco basso mescolando sempre. Quando si sarà addensata (deve avere la consistenza di una crema pasticcera) versatela in una pirofila, o in terrine monoporzione, fatela raffreddare e tenetela in frigorifero per qualche ora. Prima di servirla passatela sotto il grill per qualche minuto facendo dorare la superficie. Decorate con filetti di mandorla.

Cocada: dolce messicano

la ricetta l'ho trovata qui

domenica 18 gennaio 2015

"Quindim": Bem-vindos no Brasil




Ho cercato e ricercato proprio tanto per trovare qualcosa che riassumesse la grandezza, la magnificenza, lo splendore di questo paese......Perché la verità è che non è facile parlare del Brasile, il quinto paese più grande al mondo, dove tradizione e progresso convivono mescolandosi in un mix che a volte diventa esplosivo. E allora vado avanti come sempre....seguendo le mie sensazioni e le mie emozioni. Se penso al Brasile penso ad un'esplosione di colori, che prendono vita dalle innumerevoli sfaccettature del suo territorio; penso alla presenza di una natura generosa e ricca di biodiversità, esplosiva nella sua imponenza; penso all'esplosione accecante del bianco delle sue infinite spiagge.....ma penso anche all'esplosività a stento contenuta delle storiche diseguaglianze tra una povertà endemica e un benessere economico che, secondo gli ultimi dati, è in continuo sviluppo. E questa povertà, che trova casa principalmente nelle regioni del nord e a ridosso delle grandi città, nelle "favelas",  continua a sottolineare la presenza di profonde ingiustizie e di gravi problemi sociali. E proprio nelle "favelas" (immense baraccopoli che attorniano le periferie delle grandi città) si manifesta una delle piaghe più grandi di questo paese: la prostituzione minorile (il Brasile ha il peggior record di traffico sessuale minorile di tutti i paesi del mondo ad esclusione della Thailandia). A questo fenomeno si lega indissolubilmente un tasso di criminalità minorile molto elevato: "circa l'80% degli oltre 50.000 omicidi annui nel paese governato da Dilma Roussef coinvolgono ragazzi tra i 14 e i 24 anni, in special modo nelle periferie di città come Rio de Janeiro, Fortaleza, San Paulo". 
Eppure, se penso al Brasile, la sensazione di gioia e allegria mi pervade....saranno i suoi colori, saranno le sue sonorità, sarà la sua frenetica sensualità che si libera nelle sue danze, che me lo rendono prezioso e me lo fanno amare. Ed è per questo che sono orgogliosa di ospitare, fino all'8 febbraio 2015, la tappa brasiliana dell'Abbecedario Culinario Mondiale. Chiunque può partecipare e venire a trovarmi, le regole per partecipare le trovate qui
Vi aspetto numerosi per scoprire insieme il fascino di questo meraviglioso paese, e farò di tutto per rendere piacevole questo vostro soggiorno. 
Iniziamo con questo dolcetto molto ma molto conosciuto in Brasile: il Quindim (si dovrebbe pronunciare "chingì" almeno da quello che mi ha detto un mio amico brasiliano). Questa piccola delizia risale all'epoca della colonizzazione portoghese ed è la variante indigena di un dolce portoghese molto famoso chiamato "Brisa-do-Lis". L'uso di tuorli d'uovo è una caratteristica di molti dolci portoghesi, come il "papo de Anjo" (dioppio mento dell'Angelo) o i "fios de Ovos" (Fili d'uovo), e il Brisa-do-Lis è tutt'oggi un dolce a base di uova, zucchero e mandorle. La rivisitazione brasiliana con cocco e zucchero è stato probabilmente creato dagli schiavi africani nel 17° secolo  nel Nord Est del paese, dove le noci di cocco erano abbondanti e la coltivazione della canna da zucchero era già molto sviluppata, e così la produzione di zucchero. Il termine Quindim deriva dalla lingua Bantu, e in origine indicava "i gesti, il comportamento o l'umorismo tipico delle ragazze adolescenti". Questo dolce è talmente amato in Brasile da diventare il contenuto di una famosissima canzone, composta da Ary Barroso per il cartoon di Walt Disney "I tre caballeros".
Di questa ricetta esistono diverse varianti, molte prevedono l'uso di latte concentrato, quella che vi propongo è il risultato di diverse ricerche e prevede l'uso di ingredienti e procedimento che hanno fonti differenti. Potete trovare qui, qui  e qui  le fonti dove ho attinto, e vi dico anche che questo dolce, in una variante uruguaya, me lo ha insegnato mia suocera, Mecha.  Nella sua variante il cocco grattugiato viene cotto parzialmente in uno sciroppo di zucchero, fatto raffreddare e poi aggiunto alle immancabili uova. Dimenticavo....gli stampini vengono ricoperti di caramello e poi cotti a bagno-maria. 
Per ora vi offro questo:

Quindim
Budino di cocco

Ingredienti per 6 Quindins
6 tuorli d'uovo
2 uova intere
40 gr di burro fuso
150 gr di cocco grattugiato
120 gr di zucchero
la scorza grattugiata di un limone verde
1 cucchiaio di succo di limone verde

Preparazione
Montare i tuorli d'uovo e le due uova intere con lo zucchero finché non saranno gonfie e ben chiare. Aggiungere il cocco grattugiato, che avrete precedentemente bagnato per idratarlo, il burro fuso e la scorza e il succo di limone (la ricetta originale prevede l'uso del lime, che non avevo, ma il limone verde ha fatto bene il suo lavoro!) Sbattere ancora per un paio di minuti e lasciare il composto riposare, coperto da un canovaccio, per un quarto d'ora.
Preparare gli stampini monoporzione, o un piccolo stampo da ciambella che viene chiamato "quindão", ungendoli con burro fuso e cospargendoli di zucchero, in modo tale che quando sformerete i quindins scivoleranno facilmente senza rompersi


Sistemare gli stampini in una pentola capiente, versare acqua bollente immergendoli per 2/3 e cuocerli in forno caldo a 180° per circa 50 minuti o finché uno stecchino infilato nel centro non uscirà completamente pulito. Prelevare gli stampini dall'acqua, farli raffreddare per una mezz'ora, poi delicatamente sformare i Quindins e decorare con scorzette di limone.


E, in ordine di arrivo, ecco la raccolta brasileira di questa tappa :)

Elena:  Brigadeiros - Blog: Zibaldone Culinario

Morena:  Beijinhos de Coco - Blog: Armonia Paleo

Elena: Queijadinha - Blog: Zibaldone Culinario




Morena: Bife Acebolado -  Blog: Armonia Paleo






Elena: Feijoada  - Blog: Zibaldone Culinario





Lucia: Feijoada - Blog: Tortadirose



Terry: Kibe - Blog: Crumpets & co.





Cinzia: Caipirinha - Blog: Cindystarblog


Elena: Quibebe  - Blog: Zibaldone Culinario

Pinko Pallino: Moqueca de camarao - Blog: Pinkopanino

Terry: Pào de Queijo - Blog: Crumpets & co.



Pinko Pallino: Bolinhos de bacalhau - Blog: Pinkopanino

Pinko Pallino: Pinkopào de quejo - Blog: Pinkopanino

Carla Emilia: Churrasco - Blog: Un'Arbanella di Basilico



Terry: Brigadeiros - Blog: Crumpets & co.


Cinzia: Bife Flamengo - Blog: Cindystarblog

Patrizia: Canja de galinha - Blog: La Melagranata

Patrizia: Insalata di Bahia - Blog: La Melagranata

domenica 12 ottobre 2014

Fa'apapa e Fa'ausi......un pane al cocco col suo condimento per salutare Samoa

Fa'ausi e Fa'apapa

Finalmente il viaggio è ricominciato!!! Quale? Ma quello dell'Abbecedario :) dopo l'Italia e la Comunità Europea, stanchi di rimanere fermi a ciondolare nel salotto di casa i pazzi viaggiatori della più folle carovana mai esistita hanno pensato bene di riprendere in mano carte geografiche e bussole per ricominciare a viaggiare questa volta pero' intorno al mondo!!!! E con questa tappa, ospitata da Marta che si è insediata a Samoa (mica scema eh?) abbiamo simbolicamente tagliato il nastro e dato il via al nostro Abbecedario Culinario Mondiale!!!!!
Viaggiare, sapete, insegna molte cose....io per esempio, la prima che ho imparato è che esistono ben 2 isole di Samoa, le Occidentali e le Samoa Americane. Noi siamo di stanza ad Apia, la capitale delle Samoa Occidentali, isole della Polinesia........invidiosi eh? e fate bene!!!! anche perché il viaggio (anche se virtuale) ci offre panorami di una bellezza mozzafiato....Isole di origine vulcanica e comprese nel più immenso arcipelago della Polinesia,  le Samoa Occidentali si trovano a metà strada tra le Hawaii e la Nuova Zelanda, e immediatamente a ovest delle Samoa Americane.  Le due isole principali, 'Upolu e Savai'i, messe assieme occupano un'area leggermente più piccola della Valle d'Aosta e costituiscono la maggior parte della terra ferma. 'Upolu ha la forma di un sigaro, e ospita la capitale delle Samoa Occidentali, Apia situata sulla costa settentrionale dell'isola. Savai'i, pochi km a ovest di 'Upolu, è appena più grande di questa e di forma più schiacciata. Le altre isole abitate di questo arcipelago, Manono e Apolima, sono due piccolissime perle situate tra le due isole più grandi, il resto sono sono atolli e piccolissime isolette disabitate. Come abitudine mi piace regalare qualcosa alla padrona di casa che sia per me rappresentativo del posto che sto visitando...e da quando sono arrivata qui mi ritornano in mente le immagini di alcuni quadri di Paul Gauguin visti qualche anno fa a Roma....ne regalo uno a Marta e a tutti i viaggiatori di questa tappa

P. Gauguin "Mata Mua" olio su tela 91 x 69 cm1892 - Museo Thyssen-Bornemisza - Madrid 
Il Fa'apapa è un pane di cocco che, anticamente, veniva preparato senza aggiunta di lievito chimico, e con una percentuale di cocco grattugiato più alta della ricetta che segue,  per cui risultava abbastanza duro tanto che, molto spesso, le donne lo portavano nella borsa utilizzandolo come arma di difesa in caso di aggressioni o rapine. La versione più "dura" veniva spesso ricoperta con un caramello al cocco chiamato Fa'ausi, che lo ammorbidiva rendendolo un ottimo dessert....ovviamente io l'ho rifatto e sarà la prossima ricettina per Marta!

Pane al cocco

Fa'apapa: pane al cocco

Ingredienti
200 cl di latte di cocco
120 gr di cocco grattugiato disidratato
250 gr di farina
65 gr di zucchero
2 cucchiaini da tè di lievito per dolci
un poco di burro per ungere 

Fa'apapa: pane al cocco

Preparazione
In una ciotola capiente versare il latte di cocco ed il cocco grattugiato. Mescolare e lasciare riposare per qualche minuto in modo che il cocco disidratato si ammorbidisca nel latte. Aggiungere poi la farina, il lievito per dolci e lo zucchero e lavorare con le mani fino ad avere un composto compatto a cui darete questa forma, dividendolo in due parti


Sistemate poi ogni salsicciotto di pasta in un rettangolo di carta forno, precedentemente unto con burro chiudendolo completamente in questo modo


Sistemate i due pacchetti in forno caldo a 200° lasciandoli cuocere per 35-40 minuti o finché la superficie non sia ben dorata. Sfornate, aprite i pacchetti e fate raffreddare completamente i due pani su una grata. Poi a voi la scelta del "come gustarlo".....in versione pane da colazione

Fa'apapa: pane al cocco

magari gustandolo con un velo di confettura, mentre sorseggiate il vostro tè

Fa'apapa: pane al cocco


oppure, trasformandolo in un dessert godurioso, immerso in un caramello al cocco che sprigiona un profumo intenso ed originale, il Fa'ausi di cui passo a darvi la ricetta :)

Fa'ausi
Caramello al cocco

Fa'ausi caramello al cocco

Ingredienti
200 gr di zucchero
60 cl di acqua
400 cl di latte di cocco

Fa'ausi caramello al cocco

Preparazione
In una casseruola con fondo pesante versare lo zucchero e l'acqua, e lasciare andare su fuoco vivace finché lo zucchero non caramelli, ponendo attenzione a non farlo bruciare, perché sprigionerebbe un sapore amarognolo. A questo punto levare da fuoco il caramello e, facendo molta attenzione, versare il latte di cocco dentro, girando continuamente. Rimettere la casseruola sul fuoco e continuare a girare, facendo sciogliere la parte grumosa che si è formata a causa del contatto del caramello caldissimo con il latte di cocco a temperatura ambiente. Quando il caramello sarà di nuovo fluido, continuare la cottura finché non ispessirà leggermente, e facendo cadere una goccia su un piattino freddo questa si rapprenderà velocemente (un po' come la preparazione delle confetture). Levare dal fuoco e versare in una ciotola di metallo capiente, facendolo intiepidire. A questo punto aggiungere il Fa'apapa tagliato a cubetti e rigirarlo bene nel caramello in modo che si ricopra completamente. Lasciarlo riposare per almeno una ora prima di prelevarlo e servirlo. Giuro....un pezzo tira l'altro per cui non è adatto ai fanatici della linea!!!!!

Fa'ausi caramello al cocco

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