domenica 23 ottobre 2011

Treccia ai semi di papavero

L'autunno è la mia stagione....decisamente. Mi piace tutto di questo periodo dell'anno: i colori e i sapori autunnali mi fanno nascere la voglia di casa, di caldo intorno ad un fornello o ad un forno, di plaid poggiati sulle gambe per ripararsi dai primi brividi di freddo, mentre magari posso dedicarmi alla lettura di un buon libro. Oggi più che alla lettura mi sono dedicata alla preparazione di questa treccia di pasta lievitata, che trovo deliziosamente in sintonia con questo periodo dell'anno. Ottima gustata tiepida, magari accompagnata da un buon té o per colazione. 

Treccia ai semi di papavero


                                                           
Ingredienti                                                                 
15 g lievito di birra fresco
6 ctv di latte tiepido
250 gr farina 00
1/8 cte di sale
30 gr burro sciolto
30 gr zucchero
1 uovo leggermente sbattuto
la scorza grattuggiata di 1/2 limone 
30 gr zucchero a velo + 1 cucchiaio di succo di limone

 Ripieno di uva passa e semi di papavero
90 gr di semi di papavero
90 gr di uva passa tritata
1/4 lt di latte
2 ctv di maizena
1 rosso d'uovo
30 gr di burro
60 gr di nocciole sgusciate, tostate e tritate


Preparazione.
Mescolare il lievito fresco con il latte e 1 cucchiaio di farina in una piccola ciotola. Lasciare riposare in luogo tiepido per almeno 15 min. fino a quando non schiuma. In una ciotola mescolare la restante farina con il sale. Unire il burro, lo succhero, l'uovo e il lievito e otterrete una pasta morbida. Impastarla sulla tavola infarinata per almeno 5 min, poi metterla in una ciotola unta, coprirla con la pellicola trasparente anch'essa unta e lasciarla lievitare in un posto caldo per 1-2 ore a raddoppiare il suo volume. Accendere il forno a 200°, ungere una teglia apribile di 22 cm di diametro, e preparare il ripieno. In una casseruola mettere i semi di papavero, l'uvetta e la metà del latte e far sobbollire piano per 5-7 minuti fino a quando i semi si gonfiano assorbendo quasi tutto il latte. Mescolare la maizena e il rosso d'uovo con il latte rimasto, aggiungere alla casseruola e cuocere, sempre mescolando fino a quando il composto infittisce. Togliere dal fuoco e mescolarci il burro. Far raffreddare e unire le nocciole tritate. 
Per fare la treccia, stendere la pasta sulla tavola infarinate e fare un rettangolo di circa 38x45 cm. Spalmare il ripieno sul rettangolo, lasciando liberi ai lati circa 2,5 cm. Arrotolare il rettangolo e alla fine tagliarlo a metà per la lunghezza. Ottenute due strisce, intrecciarle e, terminata la treccia, adagiarla nella teglia unendo le due estremità per ottenere una treccia tonda. Infornare e cuocere per circa 35 min, o fino a quando il dolce non è ben dorato. Sfornare e dopo qualche minuto adagiare la treccia su una gratella per dolci, e spennellare la superfice con lo zucchero al velo sciolto nel succo di limone (glassatura). Lasciare raffreddare e consumare, se possibile, tiepido. 



Con questa ricetta partecipo alla raccolta del calendario di Ornella





giovedì 20 ottobre 2011

Tapas di datteri e formaggio

Eccomi di nuovo quì, dopo una piccola interruzione di qualche giorno passato, che bello!!!!, viaggiando. Mete: Bologna e Ginevra, dove resterò fino a sabato in compagnia di mia figlia Caterina che ormai vive qui da tre anni. E visto che siamo in tema di viaggi, riprendo la mia esplorazione della cucina spagnola  presentandovi questa ricetta assai intrigante, trovata in un libro di ricette tutte dedicate alle "tapas". Le tapas, sono nate in Andalucia nell' ottocento per accompagnare lo sherry, celebre liquore dolce. E il nome nasce dall'abitudine di coprire i bicchieri di sherry con una tapa (piattino o tappo) che serviva a tenere lontane le mosche. La tapa venne successivamente riempita di piccole prelibatezze a base di carne, pesce, verdure iniziando così una tradizione che al giorno d'oggi contraddistingue le serate spagnole trascorse tra bar e locali tipici per degustare le "tapas" accompagnate da un buon bicchiere di vino o birra. La convivialità e l'allegria sono il tratto caratteristico del "tapeo" o dello "ir de tapas" ossia del muoversi da un locale all'altro, da un bar ad un altro, degustando tapas, chiacchierando con amici e bevendo un buon bicchiere di vino! Una versione tutta "spagnola" del nostro "happy hour":)
Ecco a voi la ricetta:

 Tapas di datteri e formaggio



Ingredienti per 4 persone:
12 datteri grandi 
1 arancia
150 gr. formaggio caprino fresco (io ho usato la feta -50% capra e 50% pecora-)
12 fettine sottili di speck
12 rametti di rosmarino
sale, pepe nero, succo di un limone
Procedimento:
Snocciolare i datteri, facendo attenzione a non romperli. Lavare molto bene l'arancia e tagliare delle strisce sottili dalla buccia. Tagliare il formaggio caprino fresco in 12 pezzetti. Riempire i datteri con un pezzo di caprino, due strisce di scorza d'arancia sistemata sui lati del formaggio. Finiti di riempire i datteri, procedere appoggiando il rosmarino su ogni dattero e avvolgendo ognuno con le fettine sottili di speck. Una volta terminato di preparare questi piccoli involtini, adagiarli in un ruoto unto con un filo di oli evo, e lasciarli cucinare per 10-15 min nel forno caldo (180°) fino a quando lo speck non risulta colorato. Tirarli fuori dal forno, salare, pepare e spruzzare con il succo del limone. Servire caldi. 

martedì 11 ottobre 2011

Paella Valenciana

Sarà per le comuni radici storiche o perché ho sposato un latino-americano ma la Spagna è un altro di quei dintorni che mi piace esplorare...e visto che non ci sono ancora potuta andare mi accontento per ora di viaggiare in quel paese con la letteratura, la musica, il cinema ma anche sperimentandone la cucina. Ho sempre pensato che la gastronomia di un popolo sia l'espressione concentrata della storia, dell'arte, degli usi di quel popolo e quindi sperimentare la cucina straniera è un po' come viaggiare in quel posto, calarmici dentro, lasciarmi inondare dai profumi e gli aromi che stimolano non solo le mie papille gustative, ma anche gli altri sensi rendono reale un viaggio che non ho ancora fatto e familiare un paese che non ho ancora conosciuto :) 
Diciassette amici a pranzo ben valgono una magnifica paella valenciana, piatto notoriamente conviviale!!! E domenica, magnifica giornata d'autunno, fresca fresca, ho preparato la brace nel "medio tanque"*  cucinandola lentamente, per permettere a tutti i sapori di amalgamarsi ben benino:) 
E mentre aspettavamo la cottura, le tapas di datteri e formaggio (una vera chicca) ci hanno piacevolmente fatto compagnia insieme a un buon bicchiere di Falanghina dei Campi Flegrei........come dire: condividere con gli amici queste giornate non ha prezzo, e voglio condividere con voi il "deus ex machina" che ne ha favorito la buona riuscita!!!!! 
                 
                                            Paella Valenciana
 Ingredienti per 8 persone:
1 kg di pollo a pezzetti
olio evo, una cipolla, uno spicchio d'aglio
un ciuffetto di prezzemolo
500gr di pelati
200 gr prosciutto cotto tagliato in una sola fetta e ridotto a dadini
200 gr salsiccia secca piccante tagliata a dadini
250 gr piselli
ingredienti della paella valenciana 750 gr di vongole
750 gr di cozze
un calamaro grande
16 gamberoni o 24 gamberi
1 peperone rosso grande
vino bianco
succo di 1 limone
1 bustina zafferano
1 lt. brodo (vegetale, in mancanza potete usare dadi vegetali)
300 gr riso carnaroli 

Procedimento
Pulire il pollo, fiammeggiarlo e tagliarlo a pezzettini. Mettere nella paella, che servirà a raccogliere tutti gli altri ingredienti (l'originale dovrebbe essere una grande padella di ferro, in mancanza potete utilizzare una recipiente grande di terracotta o di smalto porcellanato), tre cucchiai di olio far riscaldare e adagiarvi i pezzi di pollo, lasciandoli rosolare per bene e dolcemente fino a che saranno dorati da tutti i lati. Mentre il pollo cuoce, tritare finemente aglio, cipolla e prezzemolo e in una casseruola fate soffriggere il trito con altri 2-3 cucchiai di olio evo; unire quindi i pelati e spappolarli, lasciando asciugare il sugo per una decina di minuti. Aggiungere quindi il prosciutto, la salsiccia, i piselli, i gamberoni (o i gamberi) che avrete sgusciato lasciando solo l'estremità della coda, il calamaro pulito e tagliato ad anelli; salate, mescolate e lasciare cuocere per altri 10 minuti. A questo punto rovesciate tutti questi ingredienti con il loro sugo nel padellone con il pollo e riprendere la cottura per circa 10-15 minuti, il tempo necessario ad aprire sul fuoco vivo le vongole e le cozze (con il vino). Distribuire i frutti di mare sugli altri ingredienti. Aggiungere il peperone precedentemente tagliato a piccole strisce, mescolare e dopo qualche minuto distribuire il riso su tutto l'insieme. Bagnare con un mestolo di brodo dove avrete sciolto lo zafferano, il succo di limone e sale, se serve, aggiungendo di volta in volta il brodo necessario a terminare la cottura del riso. Tenete presente che la paella non dovrebbe essere mai girata, ma gli ingredienti solo smossi per evitare che si attacchino al fondo. Bisogna essere pazienti :) e aspettare che tutti gli ingredienti arrivino alla giusta cottura......a me è servita 1ora e mezza di cottura sul fuoco a legna.....sul fornello meno :) potete passare la paella per qualche minuto sotto il grill, giusto il tempo di gratinare appena la superficie.....

questa è la mia mentre cuoceva sulla brace
Paella Valenciana  
e questo è il prodotto finale :)
Paella Valenciana

chissà se riuscite a sentirne l'odore!!!!!!!!!!!



* last but no least...ecco la spiegazione del "medio tanque": il "medio tanque" è un barbeque casereccio, molto usato in Uruguay e nel latino-America, in sostituzione del "parrillero" che è un vero e proprio barbeque, realizzato in muratura. Il medio tanque è fatto  dividendo a metà (medio) un bidone da benzina di 200 lt. (tanque) al quale vengono applicate delle griglie di ferro dove arrostire la carne, e delle gambe per mantenerlo in piedi. In Uruguay è molto frequente, se non quasi giornaliero, l'uso di "asar" di arrostire principalmente la carne, (di cui l'Uruguay è eccellente produttore). Abitualmente il medio tanque viene utilizzato dai venditori ambulanti che all'entrata degli stadi, o per strada arrostiscono salsicce o carne per venderla. Questo "barbeque" è un po' rozzo se volete, ma molto molto efficiente. La pancia del tanque, infatti, che raccoglie la brace che cade dai pezzi di legna bruciata, mantiene e amplifica il calore, distribuendolo uniformemente e contribuendo a cuocere benissimo tutto quello che viene posizionato sulla griglia.....se volete avere una idea cliccate qui

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